Acqua o fuoco, così muoiono i migranti: affogati o bruciati
I migranti, muoiono in mare, affogati. I migranti, muoiono bruciati, nei campi, dai caporali. Acqua e fuoco. La triste cronaca degli ultimi giorni, ad Amendolara o nel Mediterraneo. Le parole di Papa Leone XIV sulla dignità delle persone in fuga dalla propria terra non sortiscono nessun effetto. Eppure in Europa si dicono quasi tutti “cristiani” molti “cattolici”. Ma della cristianità o del cattolicesimo non percepiscono niente, nel cuore e nell’anima.
Il fuoco e l’acqua. Comunque la morte. Lo scorso 1 giugno, quattro braccianti immigrati sono stati bruciati vivi dai caporali di Amendolara. Dopo pochi giorni, domenica scorsa, undici migranti muoiono nel tentativo di raggiungere le nostre coste. Muoiono affogati nell’ennesimo naufragio.
Tutte vittime di un sistema che non le tratta come “persone con dignità, risorse e sogni, che hanno diritto a essere trattate con rispetto e chiedono di poter diventare parte attiva delle società che le accolgono” sono le parole di Papa Leone nell’enciclica “Magnifica Humanitas” e prosegue “un banco di prova per la giustizia sociale”.
Due prove fallite, scrive Avvenire, il quotidiano dei vescovi, in pochi giorni. Con le quattro vittime dello sfruttamento, di caporalato e di padronato, che li considera schiavi o poco più, vite da spremere fino a negare la vita. Vite da dimenticare, da ridurre solo a mani che raccolgono per ore nei campi, sotto al sole cocente, senza dignità, senza diritti. Avevano altri sogni. Avevano altre speranze. Avevano mogli che li aspettavano. Avevano figli che li aspettavano. Ora sono morti. Bruciati vivi. Dai caporali. Dagli schiavisti. Da un paese, il nostro, e da una Europa, la nostra, che non li vuole, non li accoglie, li respinge, e, loro muoiono bruciati vivi.
Anche l’acqua, come il fuoco, uccide. Uccide in numeri più grandi. Tutti i giorni i barconi della speranza naufragano nel Mediterraneo. Tutti i giorni uomini, donne e bambini muoiono affogati. Il governo, scrive Avvenire, rivendica il forte calo degli sbarchi. È vero, gli arrivi sono dimezzati, ma a che prezzo? Sia l’Oim che l’Unhcr, entrambi organismi ONU, segnalano che i morti nel Mediterraneo centrale nei primi cinque mesi dell’anno sono stati 821, con una crescita di più del 150% rispetto allo stesso periodo del 2025. Sono dati ufficiali, a cui vanno aggiunti i circa mille dispersi provocati dal tifo e Harry, i cui corpi il mare ogni tanto ci riconsegna sulle nostre spiagge, per accompagnarli ad una degna sepoltura. Questa volta la nostra Guardia Costiera ha recuperato undici cadaveri, ma ne mancano ancora tanti, troppi. Il mare è saturo di cadaveri galleggianti di migranti naufragati perché nessuno li ha soccorsi.
I migranti intercettati in mare e riportati nel lager in Libia, sono stati 6.070, tra li quali 430 donne e 109 bambini. Per finire di nuovo sotto le mani degli aguzzini delle varie milizie. L’acqua e il fuoco nella tradizione cristiana accompagnano le persone nel proprio cammino, dall’inizio del battesimo ai successivi sacramenti. Sono segni di vita, essenziali per la nostra vita. Per i nostri fratelli e sorelle migranti, l’acqua e il fuoco, sono, invece, spesso, strumenti di morte.
Affogano donne, uomini e bambini. Bruciano donne, uomini e bambini. Ma di loro non si parla. Mentre si parla di “remigrazione”, di deportazione di migranti in altri paesi. Di CPR da costruire in ogni regione per imprigionare, senza dignità alcuna, i nostri fratelli migranti. Tutto questo accade mentre Papa Leone XIV dal “porto della vergogna’ delle Canarie urla “La dignità umana non ha un passaporto, cari migranti voglio inchinarmi davanti alla vostra dignità, non siete numeri, né fascicoli! Siete persone con una famiglia e una casa, con sogni che nessuno ha il diritto di disprezzare”.
Claudio Caldarelli

