L’italiano è il ragionare
Si può leggere un libro di didattica scolastica sotto l’ombrellone, pur non essendo professori, educatori o studiosi di pedagogia? C’è da rispondere senz’altro di sì nel caso di quello scritto da Roberta De Luca, insegnante di Lettere all’IIS Fermi di Gaeta. Il titolo del libro deriva da una frase di dialogo in Una storia semplice, di Leonardo Sciascia, 1989. C’è un scambio di batture tra un anziano professore e un suo ex allievo, ora magistrato. “L’italiano: ero piuttosto debole in italiano. Ma, come vede, non è poi stato un gran guaio: sono qui, procuratore della Repubblica…»
“L’italiano non è l’italiano: è il ragionare”, disse il professore. “Con meno italiano, lei sarebbe forse ancora più in alto”. D’altronde qualsiasi lingua è logos, logica. Non c’è un ragionare astratto, senza riferimento alle parole del vocabolario depositato in noi. Il monologo interiore è fatto sì di silenzio, ma fitto pur sempre di parole, anche se mute.
Il sottotitolo del libro è Un’antologia di letteratura italiana per l’orientamento e l’Educazione civica, edito da Sanoma, 2026. Può anche apparire una forzatura promozionale del libro quella sulla sua leggibilità in spiaggia, ma non lo è affatto, perché è un testo letterariamente appassionante, che squarcia a una comprensione illuminante del mondo giovanile. Rimanda a pagine minori, poco lette, misconosciute dei quindici tra scrittrici e scrittori che guidano la lettura. Sono, però, brani tanto cruciali, quanto belli, perché mostrano la profonda verità dell’affermazione sciasciana. L’italiano non è solo il ragionare nel senso del logos, ma lo è nel senso del tessere civiltà, del sapere umano che necessariamente la fonda, in ogni suo aspetto disciplinare, matematico, fisico, biologico, legislativo, e oggi informatico.

Ognuna delle pagine proposte, esattamente nella propria preziosa forma letteraria, dischiude il proprio contenuto logico a diversi intrecci disciplinari. E in questo borgesiano giardino dei sentieri che si biforcano, che s’intrecciano disciplinarmente le classi lavorano, in gruppi, congiunte, a casa e a scuola, per produrre ricerche, reportage, conferenze, video, audio, podcast, campagne di comunicazione. E tutto dettagliato nelle diverse forme di discussione ed elaborazione, e in precisi orari da dedicare a ogni attività. Tanto che all’improvviso ci troviamo noi stessi lettori tra quei banchi di scuola, tra quelle ragazze e ragazzi a lavorare gomito a gomito con loro, a sorprenderci, a entusiasmarci per la bellezza del parlare, scrivere, sferruzzare insieme la trama di una realtà storica in divenire, politica, civile, scientifica, artistica logico-poetica, ed esistenzialmente giusta. Non è un’utopia: da Formia-Gaeta la prof del Fermi Roberta De Luca dà forma e traccia la concretezza degli assi linguistico-cartesiani di un passaggio, di un movimento di civiltà che è già dentro di noi, è proprio sotto la pelle della nostra memoria storica e letteraria. Altro che romanzo di formazione sotto l’ombrellone, la gioia che proviamo nello squarciarsi dentro noi di tale comprensione!
Anna Maria Osrtese, Elsa Morante, Leonardo Sciascia, Dino Buzzati, Italo Calvino, Primo Levi, Beppe Fenoglio, Oriana Fallaci, Pier Paolo Pasolini, Carlo Levi, Alba de Céspedes, Giorgio Bassani, Natalia Ginzburg, Giorgio Caproni, Alessandro Manzoni: queste le maestre, i maestri che hanno tessuto e ritessuto la nobiltà, la modernità di lingua e logos dell’italiano nei successivi passaggi tra le macerie della storia, della dittatura e della guerra. Ora ci troviamo in un altro travagliato versante della civiltà. E le lezioni proposte in questo libro sono un atlante storico e insieme una mappa pratica per camminar tessendo, con giovani e prof, un orizzonte di inedito respiro e umanità.
Foto: Roberta De Luca
Riccardo Tavani

