Orgoglio nazionale
La simpatica querelle tra Meloni e Trump ha occupato l’informazione e l’opinione pubblica, con una presenza forse eccessiva. Sono stati fatti persino sondaggi demoscopici su chi dei due, secondo gli italiani, avesse torto o ragione. Siamo alle tifoserie!
Ma anche questa faccenda apparentemente inutile è servita a farci capire qualcosa in più sulla situazione politica e sui rapporti internazionali: un qualcosa che il clamore mediatico voleva, secondo me, nascondere.
Comincerei dal problema delle basi americane in Italia e, più in generale, in Europa.
Trump si è spesso lamentato che gli USA hanno speso miliardi per difendere militarmente i Paesi europei, ed ha “minacciato” di toglierci le loro basi che, a quanto pare, non meritiamo. Si è potuto ora constatare che le basi servono a loro e non a noi. Senza queste basi sarebbe più difficile fare la guerra nel teatro medio orientale. Hanno bisogno delle basi per la logistica (rifornimenti, manutenzioni, turn over degli equipaggi, riparazioni eccetera eccetera); ovviamente, gli servirebbero anche come base di partenza per aggredire e bombardare direttamente quei territori.
Siamo all’assurdo: Trump dichiara che vuole toglierci le basi per punizione; ma protesta se non gliele lasciamo utilizzare come gli pare. Ma allora a chi servono davvero, a loro o a noi?
Mi sembra chiaro che gli USA hanno disseminato l’Europa di basi militari per difendere i loro interessi militari, politici ed economici. Tale metodo è stato condiviso – a torto o a ragione – dai Paesi europei all’epoca della guerra fredda e della “minaccia” comunista. Ma che servissero solo, o prevalentemente, agli interessi americani, è diventato palese dopo la caduta del muro di Berlino. Oggi non sono certo nel nostro interesse, visto che Trump ci ha fatto capire senza ombra di dubbio che non muoverebbe un dito in caso di aggressione russa.
Ma mai il governo ha “visto” il bluff trumpiano, mai ha risposto: volete togliere le basi? grazie, procedete pure, non è a noi che servono. Ha solo ostentato un cosiddetto “orgoglio nazionale” solo di facciata.
Ma intanto il polverone è diventato sempre più fitto, anche grazie alle ingenue dichiarazioni di Rutte.
Occultate dal polverone, intanto, si fanno le peggio cose.
Per esempio, si vuole approvare a colpi di “tagliole” e voti di fiducia un’orribile e inutile riforma della legge elettorale. Una riforma che si basa sugli stessi principi della legge Acerbo: regalare una ridondante maggioranza assoluta a chi ha una modesta maggioranza relativa; e portare in parlamento docili servi dei partiti mai votati dai cittadini. È pur vero che assicurerebbe stabilità ai governi, ma non è detto che sia un bene: il governo che promosse un secolo fa la legge Acerbo restò in carica vent’anni, giusto il tempo di distruggere l’Italia e di mettere il mondo letteralmente a ferro e fuoco.
Si propone, intanto, una delirante riforma del “reclutamento” universitario, utile a rinforzare le “baronie” e deteriorare la qualità della ricerca.
Si epura la Rai dalle figure sgradite al governo, ad onta della loro riconosciuta qualità.
Si mette in atto un piano casa, che apre le porte alla speculazione edilizia, come se non ne avessimo già abbastanza.
Si riorganizza un “green deal” (fino a ieri considerato frutto del “fanatismo ideologico ambientalista”, ovviamente di sinistra) non si sa su che criteri, solo perché ci è stato dato il permesso di sforare i vincoli di bilancio.
Si dà il via alla realizzazione di centrali nucleari, che ci assicureranno, tra dieci anni, di avere energia più costosa di quella che fin da oggi potremmo avere dalle fonti rinnovabili.
Ma tutto questo senza una visione d’insieme, senza criteri noti o trasparenti, senza nulla di pubblico: tanto si parla d’altro.
E, purtroppo, il polverone sembra accecare anche l’opposizione, che è caduta nel tranello diventando complice silenziosa e, speriamo, involontaria dell’inganno.
Cesare Pirozzi

