Universalismo musicale di Schola Romana
La forza emotiva della musica spinta dentro i pori della pelle di ognuno, agendo direttamente e profondamente sullo stato d’animo. La musica è un arte universale che risuona in ogni angolo del mondo, attraverso, note, ritmi e melodie, in grado di evocare emozioni profonde. Tutto questo è racchiuso nell’universalismo musicale di Schola Romana, che è in grado di connettere persone e trasmettere messaggi potenti. Così Davide Trebbi e Edoardo Petretti (Schola Romana) sono riusciti con il loro linguaggio, fatto di ricerca e studio, a coinvolgere il pubblico nel concerto tenuto domenica 8 febbraio a Monterotondo, vicino Roma, nella sala del locale Mayda. Un ritrovo dove mangiare e bere in compagnia di ottimi cibi e ottime birre e vini, con la calorosa accoglienza dei proprietari Pamela e Daniele, che sono riusciti nel miracolo di portare nel loro locale il il folk d’autore: tre note e verità.
Schola Romana, Davide Trebbi e Edoardo Petretti, svelano al pubblico i loro segreti che nascono dai sogni e più ancora dalla loro grande capacità di trasformare il “romano” o romanesco in un universalismo musicale con le loro sonorità inconfondibili. Ci regalano perle di alto cantautorato che niente lascia al caso, tutto si incastra, musica e voce, testo e melodia, ritmo e armonia. La musica di Califano oltre Califano, a cui rendono omaggio ricordando le sue canzoni, attingendo a piccole storie di quotidianità trasformandole in etica politica che condanna la guerra e il genocidio, attraversando e ridicolizzando il potere temporale della Chiesa ma anche il potere della casta politica che non vuole cambiare.

Le canzoni sono interpretare con una foga appassionata che risalta ancora di più con il contrasto della camicia rossa di Davide Trebbi, accompagnato da un virtuosissimo Edoardo Petretti alla Tastiera. Un duo d’eccellenza che riesce a far uscire la canzone romana da ogni stereotipo come gli stornelli d’osteria e litri di vino a buon mercato. La canzone romana di Trebbi-Petretti fa riferimento a Pascarella, Trilussa, Belli, Califano, Fiorini, Gabriella Ferri, ma soprattutto fanno riferimento alla loro grande capacità interpretativa, compositiva e autoriale, in grado di mettere in musica testi profondi, evocativi che caratterizzano la diversità multiculturale e multirazziale, per ricondurle dentro un alveo folk. Un equilibrio costante tra parole e musica arricchito dal suono dialettale che rappresenta non solo Roma, ma la romanità vista come cittadinanza del mondo. Un linguaggio reso cosmopolita con le incursioni jazz e le canzoni d’autore che non mettono mai fine alle cose, ma sono sempre un inizio di un nuovo modo di ascoltare una musica offrendo contenuti che aprono alla riflessione che cancelli il nostro essere “popolo che diventa gente”.
Un ospite di eccezione, Ernesto Bassignano, ha regalato al pubblico un momento emozionante di ricordi musicali ma soprattutto di speranza su cosa può essere la musica, quella vera, suonata, sentita, raccontata, che non tiene conto del lato commerciale, ma ritiene di essere d’insegnamento alle generazioni più giovani. Ernesto Bassignano ci ha regalato delle canzoni immortali, accompagnato dal bravissimo Petretti con cui ha inciso ben 4 dischi.
In apertura il giovanissimo Marco Villon, seguito da Leonardo Dylan e i Fabula Folk, di cui parleremo prossimamente.
di Claudio Caldarelli

