Hollywood, prime stelle Oscar a sinistra poi dritti fino al mattino
L’attore spagnolo Javier Bardem sale sul palco del Teatro Dolby per annunciare il vincitore del Miglior Film Internazionale. Ha sulla giacca due vistose spille. Una grondante sangue con la scritta “No alla guerra”; l’altra “Palestina libera”, raffigurante il bambino Handala, voltato di schiena e ammanettato, simbolo dal 1969 di tutta l’infanzia palestinese calpestata, cacciata, trucidata da Israele.
Ricordiamo che i Premi Oscar vengono assegnati da tutte le categorie professionali del cinema americano solo ai film in lingua inglese. Un premio viene assegnato soltanto a un unico film in un’altra lingua. Quest’anno è toccato al Sentimental Value, film norvegese diretto da Joachim Trier. Il regista, ricevendo la statuetta sul palco, ha richiamato lo scrittore nero James Baldwin e il suo monito a non votare per politici irresponsabili. Altre spille si sono su quel palco e tra la platea durante la premiazioni: “Artist4Ceasefire”, per il cessate il fuoco in Palestina e Medio Oriente; “Ice Out”, fuori gli agenti della Immigration and Customs Enforcement; “Be Good”, dal nome dell’attivista Renée Macklin Good, uccisa il 7 gennaio 2026 con un colpo di pistola sparato a bruciapelo sulla sua testa proprio da un poliziotto dell’Ice a Minneapolis.Fuori, nelle vie di Hollywood adiacenti al Teatro, si svolgevano intanto manifestazioni, cori di battaglia e protesta, seguiti da cariche della polizia e arresti. Non meno sensibilmente politica è stata la canzone cantata da Barbra Streisand The Way We Were (Come eravamo), in onore e memoria del suo amico Robert Redford, che le sue idee – nei film come nella vita – non le hai mai tenute nascoste.
Non solo, però, per spille, dichiarazioni, manifestazioni pubbliche Hollywood, come quartiere di Los Angeles e centro mondiale del cinema, si manifesta per i suoi ciitadini e i suoi artisti come una zona di forte resistenza alla produzione di sfaceli e macerie politiche e ideali trumpiane. Sono molti attori e attrici che manifestano sempre più apertamente la loro avversione al clima d’odio razzista e sovranista che spira dal vertice istituzionale americano. Tra questi, Robert De Niro è quello che lo sta facendo più vigorosamente e continuità, a rischio non meramente professionale, ma direttamente personale.
È però soprattutto attraverso i titoli premiati a indicare questa caratteristica di Hollywood, quale emblema di tutto il cinema americano. Non c’è una giuria ristretta, infatti, ad assegnare i riconoscimenti, ma a votare sono tutte le specifiche categorie professionali, dagli elettricisti, ai truccatori, sarti, scenografi, attori, registi, sceneggiatori, macchinisti, attrezzisti, direttori della fotografia, musicisti, costumisti, ecc. Oltre diecimila professionisti organizzati nell’Accademy of Motion Picture and Sciences, i quali votano due volte. Prima la qualità dei film in riferimento al proprio mestiere; poi in relazione alla qualità generale, ossia riguardante ogni aspetto dell’opera. Questo significa che un film per essere votato non deve essere valido solo nel suo mero contenuto, ideale, drammatico, comico che sia, ma lo deve essere anche nella sua forma squisitamente cinematografica. Lo stesso avviene per scenografie, trucchi, costumi, fotografia, suoni, effetti visivi, ecc. Tali aspetti non devono essere fini a sé stessi, ma tali da conferire al tessuto complessivo del film.
Ventiquattro i premi complessivamente assegnati nelle varie categorie. One battle after another, Una battaglia dietro l’altra, è il grande vincitore di questa 98a Edizione dei Premi Oscar 2026. Prodotto e diretto da Paul Thomas Anderson, con un prestigioso cast di attori, ha ottenuto sei statuette d’oro. Miglior Film, Migliore Regia, Migliore Attore Non Protagonista a Sean Penn, Migliore Sceneggiatura Non Originale, Migliore Fotografia, Miglio Casting (premio istituito per la prima volta). Un gruppo di ex rivoluzionari a riposo è costretto a tornare in scena, costretto dalle circostanze attuali che minacciano la figlia di uno di questi e – simbolicamente – di tutta la generazione di oggi e di domani. Opera a forte impatto politico anti trumpiano, anche se non esplicitamente, ma anche di elevato valore d’arte cinematografica.
I due film vincitori nella sezione documentari, uno breve, l’altro lungo, hanno delle spiccate connotazioni politiche. Il primo Tutte le stanze vuote, rimette al centro la piaga della libera diffusione delle armi nella vita quotidiana degli americani e degli atroci e crescenti lutti provocati. L’altro Il signor Nessuno contro Putin, la cui politicità è già esplicita nel titolo. Il contenuto, però, non può essere sufficiente a ottenere la statuetta, perché esso non può prescindere dalla qualità precipuamente cinematografica, altrimenti basterebbe un qualsiasi servizio o reportage televisivo.
Un film ad altissimo contenuto politico d’attualità, ad esempio, è La voce di Hind Rajab, sulla bambina unica sopravvissuta dentro un’auto con i familiari morti, poi anche lei atrocemente uccisa a Gaza dall’esercito israeliano poco prima che arrivasse a salvarla un’ambulanza, anch’essa completamente maciullata. Dal punto di vista cinematografico, però, il film consiste in un semplice montaggio di attori che interpretano i veri operatori di un call center della Mezzaluna Rossa. con la voce vera della bambina registrata al telefono, insieme a qualche immagine di un’operatrice anch’essa vera. Troppo poco dal punto di vista della forza squisitamente cinematografica, ossia di un contenuto che riceve valore proprio dalla forma che solo l’arte può conferirgli. Da stigmatizzare naturalmente che all’attore palestinese protagonista Motaz Malhees, sia stato negato il visto per presenziare alla cerimonia di premiazione cui il film era candidato, e a cui aveva quindi tutto il diritto di partecipare. Sentimental Value, Valore sentimentale, è così l’opera cui giustamente è andata la statuetta quale Miglior Film Internazionale. Qui la sedimentazione nella forma-cinema, ossia il dislocamento cinematografico di contenuto narrativo esistenziale, è molto più articolata, e testimonia della forza stessa dell’arte, soprattutto oggi, in relazione alla crisi della politica. Qui un padre regista colpevolmente imperdonabilmente assente, riesce a cogliere qualcosa di profondamente nascosto alle figlie stesse, proprio grazie al film da lui scritto, ma che travalica come opera i suoi stessi limiti umani. Sono i valori più abissali cui sa attingere l’arte in sé a poter aprire un’inedita visione della realtà.
A Sinner, I peccatori, vanno meritatamente diversi premi. Migliore Attore Protagonista, Migliore Sceneggiatura Originale, Migliore Colonna Sonora Originale, Migliore Fotografia. La prima parte del film è una potente messinscena quasi da musical in ambiente culturale e sociale dei neri, con contenuto fortemente antirazzista. La seconda parte migra in un altrettanto potente rappresentazione horror, il cui finale spiega anche il perché del titolo. Avatar, invece riceve il riconoscimento di Migliori Effetti Visivi. Il film a deciso contenuto ambientale, costituisce un notevole passo in avanti nelle possibilità non solo tecnico-elettroniche, ma anche narrative del 3D. Un altro importante e indiscusso riconoscimento per il film di Chloé Zhao Hamnet, va a Jessie Buckley quale Migliore Attrice Protagonista. Interpreta il ruolo della moglie di William Shakespeare, quando lui lascia la città di Stafford, e attraverso la drammatica vicenda narrata arriva a scrivere il suo capolavoro teatrale Hamlet. Anche qui la potenza dell’arte che travalica i limiti umani degli stessi artisti, dello stesso Shakespeare, per affermare i suoi valori universali autonomamente, come opere in sé.
Dei film qui indicati abbiamo già scritto nelle nostre precedenti recensioni, alle quali vi rimandiamo, e sui quali semmai torneremo insieme agli altri qui non citati.
di Riccardo Tavani

