Produzione di caos a mezzo caos

È all’origine dell’antica filosofia greca che il mondo sia governato dai cicli opposti dell’ordine (Cosmos) e del disordine (Caos). Empedocle, particolarmente, indicava quelli dell’Amore e dell’Odio, con prevalenza dell’uno o dell’altro, anche quando intrecciati tra di essi. Quale sia oggi a prevalere ce lo dicono non soltanto la sessantina di micidiali conflitti bellici in atto nel mondo; e neanche che alcuni di questi si svolgano sull’orlo di una catastrofe planetaria, potenzialmente senza ritorno alla prevalenza dell’Amore, del Cosmos. No, a dirlo con assordante stridore nelle orecchie e nella coscienza, è che il Caos stia follemente attrezzando una catena di auto montaggio permanente di sé stesso.

Gli arsenali militari di tutto il mondo si stanno costipando, inzeppando di una produzione di armi e sistemi di difesa mai vista prima. Il recentissimo rapporto del Sipri, Stockholm International Peace Research Institute, colpisce alla bocca dello stomaco. La corsa al riarmo globale si è dotata di un potente motore turbo, spinto al massimo proprio dal carburante degli investimenti europei. Il nostro Continente, infatti, è riuscito a superare un’asticella posta ben al 210% più in alto del precedente quinquennio 2016-2020. Ormai siamo la prima area al mondo imbottita d’armi, con il 33% del totale planetario. Un primato strappato per la prima volta all’altra sponda dell’Atlantico dalla Seconda Guerra Mondiale a oggi. Sì, certo il riversamento di rifornimenti bellici sull’Ucraina c’entra, ma fino a un certo punto. Questo è pari al 9,7 della somma mondiale, mentre ognuno dei 29 Stati Nato d’Europa, ha incrementato autonomamente le proprie dotazione di un valore medio del 143%: Ucraina, Polonia e Regno Unito in testa. Da dove arriva l’oceano di alcol etilico, non allo stato liquido ma solido, metallico, per ubriaconi bombastici in divisa? Dagli Stati Uniti d’America, che ce ne inondano per il 58%. Praticamente la metà delle armi nelle nostre cantine-arsenali – soprattutto i sistemi di difesa a lungo raggio – le compriamo da essi, fessi noi. Non bastavano tutte quelle che svalangano, smerciano a scatafascio in Medio Oriente. Dovevamo regalargli anche terre, mari, cieli d’Europa per un loro un incremento d’export del 217%. Ossia, spieghiamo bene. I soldi pubblici, che i cittadini europei versano nelle casse dei loro Stati in forma di imposizioni fiscali, finiscono nelle casse di Forth Nox a impinguare il panzone aureo d’America, piangente miseria causa suo declino imperiale.

Ma perché le aziende europee forse non le producono le armi? Come no!? Tanto più che anch’esse ricevono lorde questue d’aiuti statali. Solo che queste – a parte un minimo scambio inter-Ue – vanno fuori continente. Prendiamo l’Italia. Ha aumentato il suo export in armi del 157%, passando dal decimo al sesto posto di fornitori di morte nel mondo, piazzandone il 5,1% del totale globale. Il 13% passa le Alpi e si ferma in Europa; il 16% prende le rotte per Asia e Oceania. Il grosso, però, ossia 59%, considerata la micragnosa scarsezza di macerie e cadaveri per quelle strade, le ha piazza in Medio Oriente. Anche in Israele? Sì, principalmente componenti, però, non direttamente armi, perché siamo noi a importare una trentina di volte in più da Israele. Questi, a sua volta, è un forte esportatore d’armi, al settimo posto con il 4,4% del totale mondiale, appena sotto l’Italia, ma sopra, ed è la prima volta, il Regno Unito.

Tutti i soldi scaraventati nel pozzo senza fondo del delirio di potenza umano sono sottratti a scuola, giustizia sociale, salute umana e ambientale. Sempre, ma particolarmente nell’era della tecno-scienza, le armi mostrano spudoratamente la loro faccia di merce ad alta concentrazione capitalistica. Non solo i produttori, oltre ad avvalersi della ricerca scientifica pubblica, ricevono contributi statali e comunitari per fabbricarle, ma le rivendono poi con profitti stellari agli Stati stessi. Non esiste nessun’altra merce a così alto tasso di profitto e che non comporti assolutamente nessun rischio di mercato, anzi! Inoltre è una merce che si auto riproduce a mezzo di sé stessa, essendo destinata, ab origine, a distruggersi o diventare obsoleta rapidamente. E dunque a innescare la necessità di essere subito rimpiazzata da una nuova, a più elevata potenza distruttiva. Questo, soprattutto in un tempo di travolgente oltrepassamento, pressoché quotidiano di precedenti apparati, circuiti, connessioni, applicazioni e sistemi di multiformi Intelligenze Artificiali.

La follia della produzione-distruzione di merce d’armi a mezzo merce d’armi corrisponde alla stessa riduzione dell’umano e del naturale a merce destinata al ciclo distruzione-fabbricazione, anch’essa ab origine. Il vertice raggiunto storicamente dall’umano corrisponde anche al suo più acuto stato di vertigine, nel senso di sbandamento, smarrimento potente e permanente del logos, della ragione e dell’equilibrio esistenziale. La pulsazione di un’inedita balugina all’orizzonte dell’aurora dentro di noi.

di Riccardo Tavani

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