L’arte di Mimmo Paladino

Il maestro dedica due opere al festival Reggio Parma, che quest’anno celebra gli “Arcipelaghi”. Linguaggi, sperimentazioni e attenzione ai giovani caratterizzano questa rassegna che unisce due città e tre fondazioni teatrali. Diverse generazioni, maestri e giovani dialogano; le espressioni artistiche sperimentano nuovi format e linguaggi; e poi ci sono ricorrenze, omaggi e pubblicazioni. Questi sono i progetti che animano la nuova edizione del Reggio Parma Festival, il cui programma articolato si intitola “Arcipelaghi”. La manifestazione ha nell’incontro delle arti e nello sguardo rivolto al futuro i suoi punti di forza, e nella collaborazione tra enti e istituzioni — i Comuni di Parma e Reggio Emilia, e tre fondazioni: I Teatri di Reggio Emilia, Teatro Due e Teatro Regio di Parma — la concretezza di una proposta culturale con uno spessore nazionale e una vocazione internazionale.

Il festival, presentato a Parma, ha preso il via il 6 giugno al Teatro Due con l’inaugurazione dell’opera “I Drammaturghi” di Mimmo Paladino (Paduli, Benevento, 1948), alla presenza dell’artista, uno dei grandi maestri del contemporaneo, capace di misurarsi con differenti tecniche, in questo caso il vetro.

«Inizialmente avrebbe dovuto realizzare un portale per l’arena estiva — ha ricordato Paola Donati, direttrice della Fondazione Teatro Due — ma per motivi tecnici non è stato possibile e ha firmato la realizzazione di un manufatto che si rifà alle tecniche vetrarie». Riprendendo una tradizione che dalle cattedrali medievali arriva alle avanguardie (Henri Matisse, Georges Rouault…), Paladino ha ideato due grandi vetrate — una di 1,30 metri di base per 8,50 metri di altezza, l’altra leggermente più piccola, 1,30 per 6 metri — su cui convivono i giganti del teatro mondiale: Shakespeare, Molière e Goldoni; gli antichi Eschilo ed Euripide; i contemporanei Sarah Kane e Tennessee Williams, Beckett, Eduardo, Carmelo Bene…

L’artista rinnova felicemente un legame con il teatro (già vincitore del premio Ubu per le scene dell’Edipo re di Mario Martone e per L’avaro di Gabriele Lavia) e con Parma, dove ha realizzato il sipario del Teatro Regio inaugurato il 6 ottobre di tre anni fa in occasione del Festival Verdi.

Le due vetrate coloratissime — con tasselli policromi e parti dipinte di misure diverse, uniti tra loro con metallo fuso — non sono visibili dall’esterno, ma accompagnano lo spettatore all’ingresso e all’uscita in sala percorrendo le scale laterali, offrendo una visione che cambia a ogni gradino.

Il percorso denominato “Gradus” è centrale all’interno di Arcipelaghi. «Gradus è lo scalino — spiega Luigi Ferrari, presidente del Reggio Parma Festival — l’ascesa ma anche il passo, il passaggio inteso come punto di partenza e di arrivo delle generazioni che si confrontano nel presente». Il percorso di Gradus si articola in due sezioni: la prima, “Passaggi per il nuovo”, ha visto la presentazione di 87 proposte, di singoli e team per un totale di 187 giovani artisti; i trenta selezionati parteciperanno a sessioni di lavoro dal 17 al 21 giugno a Parma e dal 9 al 13 settembre a Reggio, più una terza a dicembre, finalizzate alla creazione di nuove produzioni. «Un progetto — ha osservato Paolo Cantù, direttore della Fondazione I Teatri di Reggio Emilia — che vuole ricucire strappi e distanze, ricostruire una comunità attorno all’idea della trasmissione dei saperi». In concreto, è un prendersi carico, almeno in parte, della responsabilità riguardo il futuro del teatro (e il teatro del futuro).

«Crediamo profondamente — ha aggiunto Luciano Messi, sovrintendente del Teatro Regio di Parma — nella formazione e nella valorizzazione dei giovani artisti». Attraverso Gradus («Un progetto pilota che speriamo di poter mettere a sistema», ha chiosato) scambieranno conoscenze ed esperienze con maestri di profilo internazionale quali la regista e coreografa Gabriela Carrizo, la filosofa Adriana Cavarero, il compositore Andrea Molino, la scenografa Margherita Palli, la compositrice Lucia Ronchetti, i registi Volker Schlöndorff e Peter Stein, e altri.

La seconda sezione di Gradus è denominata “Giornate d’autore” e si rivolge a tutti: nella settimana dal 26 al 30 novembre il Teatro Due indaga la nuova drammaturgia europea nelle sue diverse peculiarità; una full immersion, con la collaborazione del regista e dramaturg Florian Borchmeyer che prende corpo in letture, sia in italiano che nelle lingue originali, tavole rotonde e momenti di incontro e di riflessione su teoria e pratica del testo scenico.

All’interno di Arcipelaghi c’è spazio per un progetto “spericolato” come quello dedicato all’improvvisazione musicale elettro-acustica dal titolo “Derby elettrico”. Anche in questo caso i protagonisti sono i giovani, musicisti under 35, a loro agio sia con strumenti acustici che apparecchi digitali. Dei 46 candidati ne sono stati selezionati 15 per workshop estivi. Divisi in tre squadre capitanate dalla contrabbassista e compositrice Silvia Bolognesi, dal performer Francesco Giomi e dal ricercatore Walter Prati, i partecipanti lavoreranno a un concerto finale previsto a metà dicembre che prenderà l’inedita forma di una sfida a tre, in cui a vincere saranno interazione, collaborazione e gioco.

Il ricordo di due personalità eccellenti del panorama musicale: Luigi Nono (1924-1990), nel centenario della nascita, e Claudio Abbado (1933-2014) nel decennale della scomparsa, è al centro di “Ramificazioni”, progetto di Arcipelaghi che si innesta nella programmazione del Festival Verdi. «Un percorso musicale e tematico — ha osservato Alessio Vlad, direttore del Teatro Regio di Parma — che mette al centro alcuni dei temi più cari a Verdi come il potere o l’aspirazione alla libertà nelle loro connessioni con il presente». L’afflato di libertà si ritrova e si rinnova ne “Il canto sospeso” di Nono, cantata su testi tratti dalle “Lettere dei condannati a morte della Resistenza”, proposta in ottobre dalla Filarmonica Toscanini diretta da Maxime Pascal e dal Coro del Regio di Parma, con sullo sfondo la videoinstallazione creata dall’artista visiva iraniana Shirin Neshat.

Infine, Abbado ritorna con Nono (e con l’esperienza storica della rassegna “Musica/Realtà”) nel primo dei due nuovi Quaderni di Reggio Parma Festival; la seconda uscita, a cura di Gaia Clotilde Chernetich, è invece dedicata alla coreografa francese Maguy Marin. I volumi sono pubblicati da Nuova Editrice Berti.

Aurora Ercoli

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