Un passo la volta e tutta l’amicizia è musica

Di tutte le cose che la saggezza procura per ottenere un’esistenza felice, la più grande è l’amicizia”. Per l’antico filosofo greco Epicuro l’amicizia è uno dei fondamenti della parola, del pensiero e della realtà. Così Niccolò Fabi, Daniele Silvestri, e Max Gazzè hanno radunato una striminzita combriccola di appena 50.000 persone al Circo Massimo di Roma il 6 luglio del 2024. Lo hanno fatto solo per farci constatare – a mezzo loro chitarre e voci – un aspetto ancora più semplice, puro, originario dell’amicizia: essa è soprattutto musica! E quel pomeriggio, quella sera di luglio, una canzone alla volta, tutto si è fuso in musicamicizia, tra palco, anime-corpi nel catino d’erba e terra e stelle nel cielo.

E per chi non c’era? Per chi vagava disperso in quei momenti tra altre effemeridi spazio-temporali dell’universo? L’evento astrale, nel suo rilascio di plasma stellare in consistenza di luminosità e sonorità, si è condensato in immagini cinematografiche che ce lo riversano negli occhi, nelle orecchie, nei gomiti, nei polsi, nelle rotule delle ginocchia. Sedici telecamere sopra e attorno al palco, più altre tre per il backstage, il prima e dopo quel concerto per celebrare il decennale il loro primo disco-amicizia, Il padrone della festa, con dentro un pezzo da cui è preso il titolo stesso del film, Un passo alla volta. 

Francesco Cordio firma la vasta regia panoramica, Giogiò Franchini il montaggio follemente ma intimamente pulsante. Cento minuti di cinema che ci riportano dentro quella sera romana, svelandoci attraverso essa e ciò che l’ha preceduta la storia di una vertigine. La scelta di tre singolarità artistiche, di grande successo individuale, che decidono di fondersi in un unicum, che dà un risultato decisamente superiore alla somma dei tre, proprio perché anziché livellare, appiattire le loro singole personalità e creatività le esalta vertiginosamente, o abissalmente, nel senso della profondità esistenziale. E il film lo mostra: sulla pelle prima che negli occhi. Gli occhi vedono ciò che sale fuori da una comune sfera d’invisibilità interiore.

Il simbolo di questo concerto è un grande albero piazzato in mezzo al palco. Pulsa luminosità con un tronco che sale dalla terra, ma i cui rami sembrano scendere giù dal cielo. La scelta fusionale di Fabi-Silvestri-Gazzè, proprio perché maturata e attuata sul piano dell’arte musicale pop, assume un valore più universale. Mostra come essa possa ramificarsi in ogni direzione e dimensione del linguaggio, del pensiero, della testimonianza e azione umana. Facendola abissalmente risuonare, vibrare dentro, ce ne fa sentire con vertiginosa, straziante acutezza la mancanza, la necessità fuori. In questo senso il film di Francesco Cordio, anche lui camminante d’amicizia con loro da molto tempo e lungo diverse comuni mete, si manifesta come una vera e propria eco di fondo universale. E l’unica sua assurdità è che sia uscito nelle sale italiane solo per pochi giorni, per pochi misurati eventi. Tra questi, quello introdotto l’8 aprile dallo stesso Nanni Moretti al suo Cinema Nuovo Sacher, insieme ai tre musicisti e al regista Cordio. Nanni, uscito appena due giorni prima dalla sua ultima preoccupante disavventura ospedaliera, ha evidentemente sentito, percepito l’importanza di una sua testimonianza diretta.

È ancora Epicuro a lasciarci un aforisma fondamentale sul tema: “L’amicizia percorre danzando la terra, recando a noi tutti l’appello di aprire gli occhi sulla felicità”. E se c’è qualcosa che traduce il senso            di questa frase in immagini contemporanee è proprio – tutto insieme – Un passo alla volta.

Riccardo Tavani

 

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