Le ali che non si spezzarono mai

Lo scorso 25 novembre è stata la “Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne”, non è una data scelta a caso ma il giorno che ricorda un brutale assassinio. Quello delle tre sorelle Mirabel.

C’è una strada che serpeggia tra le montagne della Repubblica Dominicana e che sembra non portare da nessuna parte. Una curva dopo l’altra, il verde fitto della vegetazione si chiude intorno come se volesse proteggere un segreto. È qui che, una sera di novembre del millenovecentosessanta, tre donne salirono su un’auto senza sapere che quel viaggio sarebbe diventato una storia che nessuno avrebbe dimenticato. Le chiamavano le Mariposas. Le farfalle. Un nome gentile, leggero, quasi innocente. Ma sotto quella leggerezza c’era una determinazione capace di incrinare un regime.

Patria, Minerva e María Teresa Mirabal erano nate in una terra abituata alla paura. Una paura sottile, che attraversava le case come corrente elettrica. Bastava un nome pronunciato a voce troppo alta per far calare il silenzio. E il nome era sempre quello. Trujillo. Il Generalissimo. L’uomo che decideva tutto. Come vivere, come tacere, come morire.

Le sorelle Mirabal non erano spie. Non erano guerriere addestrate. Erano tre donne che avevano capito che il limite tra una vita sopportata e una vita vissuta era diventato troppo stretto. Minerva era stata la prima a ribellarsi, con il coraggio feroce di chi non vuole chinare la testa. Aveva studiato legge. Voleva difendere chi non poteva parlare. E per questo era finita nel mirino del potere. María Teresa l’aveva seguita quasi senza accorgersene. Una sorellina che aveva imparato a osservare e poi a scegliere. Patria invece era diversa. Aveva la fede negli occhi e la famiglia nel cuore. Ma quando vide il sangue dei perseguitati capire che non poteva restare ai margini.

Facevano parte del movimento “Quattordici di Giugno”. Niente azioni spettacolari. Niente clamore. Solo uomini e donne che si incontravano in stanze chiuse, con le finestre sbarrate, per organizzare una resistenza che sembrava impossibile. Sapevano che ogni passo era osservato. Ogni parola ascoltata. Ogni errore punito.

Il giorno dell’agguato non c’era nulla di straordinario. Una visita ai mariti detenuti. Una strada di montagna. Qualcuno che li aspettava. Non ci fu scontro. Non ci fu fuga. Solo l’ordine glaciale del potere che voleva zittire tre voci troppo ostinate. Le uccisero e poi inscenarono un incidente. Un’auto schiantata in fondo a un burrone. Fine della storia.

Solo che non finì. Perché la voce delle Mariposas continuò a battere come ali nella notte. Pian piano la verità venne fuori. La gente cominciò a parlare. E quando un regime fonda la sua forza sul silenzio, basta una crepa per far crollare tutto.

Il venticinque novembre è il giorno dedicato alla lotta contro la violenza sulle donne. E in questa data, se si tende l’orecchio, sembra ancora di sentire quel fruscio lieve. Le ali delle tre sorelle che non hanno mai smesso di volare.

di Eligio Scatolini e Giuliana Sforza

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