Dal ventre di Lina alle viscere di Napoli

Un atto d’amore. Partorire dalle viscere il dolore e la gioia per una città immensa. Napoli dei vicoli dove la fame e la povertà si superano con la passione e l’amore per la musica. Una musica che nasce dall’abbraccio del teatro canzone esplorando il mondo poetico napoletano.

Lina Sastri, al teatro Greco di Roma, presenta Voce ‘e notte, accompagnata al pianoforte dal maestro Ciro Cascino, ci avvolge l’anima con la sua sensuale, drammatica, passionale capacità di raccontarsi. Un racconto cantato, carnale e sanguigno, dove entra in scena con una visione non solo musicale, ma soprattutto l’improvvisazione del dialogo diretto con il pubblico. Una platea ammaliata, ipnotizzata dalle movenze danzate, gesti lenti sensuali intercalati con le canzoni e dal racconto che non si ferma mai:“…ti scalderei le mani con le mani. Ti amo”una dichiarazione d’amore intenso, sembra quasi rivolta a me che scrivo e scaldo le sue mani, già calde. Lina Sastri ci fa ascoltare Eduardo, omaggia nel finale Pino Daniele, commuovendo e emozionando fino al punto che una lacrima collettiva scivola fino al palcoscenico.

Inizia con un abito bianco, diafano, abbracciando l’aria e lo spazio circostante per abbracciare il pubblico, in modo sinuoso e leggero, emanando energia spirituale e verace. Sul pianoforte un mazzo di rose rosse. Ne prende una e la sfalda, petalo dopo petalo, come i giorni che sfioriscono languidi tra le pene d’amore. Poi il cambio di abito, rosso, come la vita che dalla verginità iniziale vira verso la passione carnale, dove ognuno riconosce se stesso con le sue pulsioni d’amore fino allo spasmo. Lina Sastri non recita, non canta, ma rappresenta se stessa, si mette a nudo vivendo la scena ed esprimendo ciò che gli viene dalle viscere, si partorisce se stessa sul palcoscenico, mentre la sua voce sussurra o vibra possente. Un sortilegio che si rinnova e si incarna nella pelle di ogni singolo spettatore per condurlo fino alla pazzia di riscoprire un sentimento altrimenti sopito:l’amore che non lomuore, e ci rende più vivi che mai.

di Claudio Caldarelli

 

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