Sono la droga, sono il bosco, sono la legge

Dialogo oltre il web tra il poliziotto Thor in galera e lo spacciatore Zack nella sua cella d’obitorio.

Thor – Sì, mi chiamano Thor, perché giro con il martello, e ci do di martello, come quel dio nordico. A martellate, sì, ho scolpito ‘sto nome dentro i cervelli e le budella di colleghi e drogati tra la ferrovia, la tangenziale e le sterpaglie di retro-umani a Rogoredo. Tutti si dovevano cagare nelle mutande appena a nominarmi, a vedermi spuntare, sputare per terra. Sì, ok, mi scuso, mi scuso… ma poi di che? Di quello che ho fatto? Di quello ammazzato? E lui, quel marocchino pushernoto a questi uffici come Zack, quanti ne ha ammazzati? Senza pistola, né vera, né finta, ma con quella Berretta detta siringa che ti spara in vena ero, coca, fentanyl, metanfetamine, benzodiazepine, e giù a dar di vomito sintetico fino a stirarci le zampe. Adesso gli prende a tutti ‘sta carnevalata di dire che anche io ci tiravo su il mio schifoso pizzo di tot grammi e tot centoni di ogni suo spaccio? E così che anch’io avrei contribuito a sparo-siringarne. Ma io sono la legge, e non semplicemente la legge del bosco: io sono direttamente il bosco. E anche se non c’è scritto, lo sapete ugualmente: perdete ogn’illusione, voi ch’entrate, io ve le stupro tutte.

Zack – Sì, Thor, questi ectoplasmi tossici, non a caso chiamati fantasmi, venivano a me schiavi incatenati in ceppi di sostanze chimiche, e io non altro facevo che riconoscere loro la libertà di liberarci prima o poi delle loro carcasse, per fare posto ad altre carogne da spedire a loro volta all’agognata malora. Un ciclo senza fine. Igiene e putrefazione del mondo. Inferno come paradiso dell’estatico marciume. Nello stesso modo, Thor, io non capivo che venivo a te come a un destino. Un destino di morte. Perché sì, tu facevi, anzi fai ancora la legge, perché messo tra le sbarre un Thor, un altro è già pronto a impugnare quel martello. E se potessi farlo, verrei in tribunale a testimoniare in tuo favore. Il colpevole, infatti, sono io. Un coglione, si sa, è sempre lui il colpevole. Dovevo capirlo dalla spudoratezza con cui sputavi a terra che i tempi erano cambiati. No, la legge non eri tu: era essa ad avere te, a scenderti dentro dall’alto, a tra-scenderti. Tu ‘la’ ubbidivi. Essa ti diceva che potevi farlo. Qualsiasi cosa ora la dovevi, non solo la potevi fare. E come te, tante altre madame, guardie, l’hanno sentito, avvertito distintamente, e stanno rapidamente indossando il martello di Thor sopra la divisa. Altro che il tonfa, il caro vecchio manganello… Manette e martelli, ordine o sfracelli! Thor, lo so che puoi sentirmi ancora. Nell’eco dei tot grammi e banconote insieme! Questo devi dire al tuo avvocato, questa la tua difensa al processo. Tu hai semplicemente risposto al richiamo del bosco del potere. Che prescrive, impone il dovere essere tutto Thor, stella e martello. Se lo hai fatto è perché la centrale operativa della foresta ti ordinava via autoradio della coscienza prima di eseguire, poi di aggiustare, persino spudoratamente a bestia. Tanto che Soy mujer, madre y cristiana, proprio illa in persona, e illo ministro s-ferroviere ti hanno applaudito i-m-m-e-d-i-a-t-a-m-e-n-t-e. Tanto dovizioso scrupolo e cieca determinazione era un gesto da propagandare a fulgido esempio della nuova era del cinghiale nero del bosco. Poi si sono messe di mezzo le solite toghe rogne, che se fosse già stata approvata la legge – anch’essa eminentemente boschiva – dello scudo penale, non ti potevano neanche sfiorare. Ma proprio perché quel comando ti arrivava dentro, nel sottosuolo dell’anima, è la più lampante dimostrazione che tu eri già a priori non solo legalmente, ma sacralmente scudato. Ti prego, mio malaccorto assassino, tutto meno che farti dare della mela marcia, singola, isolata e capro espiatorio di qualcosa che dall’alto ti ha mosso e motivato perentoriamente. Quante altre divise come te in Italia, infatti, sono ora sotto indagine, processo, misure disciplinari, per reati d’ogni stampo? Le statistiche ufficiali non ce lo dicono, le nascondono, ma si sa sono tante. T’imploro, sii coraggioso, non difenderti, ma accusa, non mandare in vacca squartata anche il mio sacrifico di farmi luridamente ammazzare da te nel bosco della legge!

Thor – Hai ragione e grazie, Zack, ormai solo tu, la tua compassionevole carogna può salvarmi.

Zack – Dentro o fuori, la tua vita sarà ormai sempre galera. Ma io ti aspetto ancora più fuori di lì

di Riccardo Tavani

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