L’infiltrata

L’infiltrata. Avvincente e convincente film tratto da una storia vera di una giovane poliziotta infiltrata dall’antiterrorismo spagnolo tra le file dell’Eta. Il cinema ci aveva prevalentemente mostrato film sull’Eta, il movimento indipendentista basco, all’attacco di governo e polizia spagnola. ETA sta per Euskadi Ta Askatasuna, Paesi Baschi e Libertà. Il film più celebre resta quello di Gillo Pontecorvo del 1979 Ogro, con Gian Maria Volonté, sullo spettacolare attentato all’ammiraglio Luis Carrero Blanco, capo del governo spagnolo durante il franchismo, che prende il nome di Operazione Ogro. Poco prima di Natale, esattamente il 20 dicembre 1973, la sua auto vola letteralmente in aria tra i palazzi della via che sta percorrendo, colpita da un micidiale ordigno dinamitardo piazzato lì dall’Eta. In anni più recenti, invece, la rotta cinematografica ha cominciato a invertirsi.

Nel 2021, infatti, esce un importantissimo e bel film spagnolo, firmato da Icíar Bollaín, con un titolo che reca un nome di persona proprio della lingua basca. Si tratta di Una donna chiamata Maixbel, la moglie del deputato socialista Juan María Jáuregui, ucciso il 29 luglio 2000 a colpi di arma da fuoco dall’Eta, appena rientrato dal Cile per festeggiare con sua moglie le loro nozze d’argento. Così Maixbel Lesa e sua figlia María, invece che quel lieto evento, si trovarono a celebrale uno straziante funerale. Qualche anno dopo la cattura degli autori di quell’esecuzione a morte dà inizio in Spagna alla prima forma di giustizia riparativa. È un dialogo prima difficile, aguzzo, incerto poi sempre più ravvicinato tra Maixbel e gli attentatori, soprattutto con uno di questi Ibon Etxzarreta, interpretato da Luis Tosar. Essendo ormai quest’ultimo uno dei volti del cinema spagnolo più riconosciti anche internazionalmente è toccato proprio a lui interpretare un ruolo diametralmente opposto a quello di militante dell’Eta, ossia il capo operativo dell’anti terrorismo della polizia spagnola. Nel film lui è Ángel Salcedo, detto El Inhumano. L’infiltrata, che lui seleziona personalmente agli inizi degli anni ’90, è la giovanissima poliziotta di appena 20 Elena Tejada, che assume il nome fittizio di Aranzazu Berrade Marí, detta Arantxa. Il film, diretto da Arantxa Echeverría, racconta la lunga sfiancante vicenda durata otto anni che si conclude con la cattura e lo smantellamento dell’intero Comando Donosti. Durante questi anni lei rinuncia completamente a tutta la sua vita privata e familiare, percorrendo l’intero tragitto dalla semplice simpatizzante della causa basca, fino a penetrare nel cuore operativo dell’organizzazione, un cui comando sta mettendo a punto un’altra grossa operazione, proprio mentre si sta svolgendo una trattativa per giungere a una pace definitiva tra governo ed Eta, per rimettere in discussione tutto processo conciliativo. Nel 2011 c’è la dichiarazione di fine della lotta armata da parte dell’Eta; nel 2018 il suo definitivo scioglimento. Ancora molto acuto, però, il confronto sui prigionieri dell’organizzazione e sul migliaio circa di vittime del precedente, lungo scontro storico. Da qualunque parte ci si schieri nel dibattito, non si potrà negare, però, che questo film è molto ben realizzato. Alla regista Arantxa Echeverría Premio Goya 2025 Miglior Film, Alla protagonista Carolina Yuste, Premio Goya 2025 Migliore Attrice. Distribuzione Movies Inspired. Durata 118 minuti.

di Riccardo Tavani

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