Edilizia mediorientale: stanno piovendo bombe di sbancamento
Ultim’ora, prima di andare in pagina. Passata dal sonno di Sanremo a quello di Morfeo, l’Italia alle prime occhiate ai suoi cellulari appena dopo le sette di mattina, si sveglia con l’attacco, definito preventivo, di Usa e Israele all’Iran. Che ansia! Non sapere per crollo soporifero come è finita la quarta serata, e adesso ci si mettono pure questi già alle prime luci dell’alba di questo placido sabato 28 febbraio 2026! Speriamoci ci facciano godere l’ultima serata, senza troppi ammazzamenti sotto i fabbricati di Teheran. Ma non stavano trattando? Ma che combina ‘sto Rubio? Da una parte beve the alla menta con loro, dall’altra, Giuda supremo, mente e fa bombardare proprio una delle case della Guida suprema Khamenei. E’ evidente, infatti, che queste trattative non sono servite ad altro che a fabbricare nuovi pretesti bellici. Sempre più urgenti e non procrastinabili si fanno i piani edilizi per sbancare, radere al suolo l’intero Medioriente ai fini del premio Nobel per la pace e per i migliori resort tra le sabbie di Gaza e del deserto.
Israele lo chiama attacco preventivo, perché teso alla propria salvaguardia esistenziale; gli Usa per la salvaguardia dei propri cittadini. Israele chiama l’operazione Ruggito del Leone, Trump, più leggiadramente, Furia Epica. Al momento gli attacchi appaiono limitati, indirizzati su precisi obiettivi, ma è evidente che si ampieranno, anche in base alla reazione iraniana che già si è innescata. Spianare la dittatura teocratica iraniana significa anche mangiare agli avversari un pezzo del valore d’un alfiere sulla scacchiera geopolitica mondiale. Russia e Cina per i loro rapporti di alleanza politica e scambi energetici e di materie prime non potranno che uscirne indebolite. L’Iran, infatti, è anche un fornitore di droni di primaria importanza per Putin nella sua guerra contro l’Ucraina. Nonostante l’operazione congiunta Usa-Israele, sia stata meticolosamente, preparata da tempo, ben prima che iniziassero le trattative, con adeguato addestramento strategico e tattico-operativo di truppe e messa a punto dei loro più avanzati strumenti tecnologici militari e d’intelligence, non è che essa sia priva di inquietanti incognite. Se il vertice iraniano riuscirà a non farsi rapidamente smantellare, a resistere nei bunker, a sferrare dei contrattacchi, schiacciando ancora una volta le rivolte giovanili e sociali, ci troveremmo davanti a un altro micidiale, indistricabile pantano di sangue , sventramenti di corpi, speranze e città, il quale renderà questo pianeta uno dei meno respirabili di tutta la galassia.
L’obiettivo di Usa e Israele, comunque, non è quello di restituire agli iraniani la libertà di determinarsi un proprio governo indipendente e democratico. Mancherebbe altro! No, risultando eventualmente unicamente loro i vincitori del conflitto, avocheranno a sé il completo diritto politico e militare, di installare un proprio governo, con tutti i turbanti che si vogliono, ma che faccia gli interessi strategici ed energetici dei trionfatori. A pochissime ore dall’attacco, è ancora troppo presto per orientarsi nel groviglio pieno di aculei che ci avvolgerà nei prossimi giorni, settimane e mesi. L’ennesimo capitolo dell’umana follia bellico-edilizia si è però spalancato, e gli scavi per le fondamenta delle nuove architetture potrebbero essere riempite non solo di macerie materiali.
di Riccardo Tavani

