La ballata del giovanotto

Storie di un impiegato contemporaneo, di resilienze quotidiane, di “sfruttati fino alla morte” così Leonardo Utrech in arte Leonard Dylan, canta le vite dei marginali. Con le sue ballate, ma anche con le canzoni di Fabrizio De Andrè, a cui cui assomiglia in modo impressionante, al Fabrizio da giovane. Leonard Dylan, 20 anni, bravissimo, giovane cantautore, accompagnato alle tastiere, chitarra e voce, dal bravissimo Daniele Latini, riescono a coinvolgere il pubblico della Rocketta di Fiano Romano, che applaude, canta in coro, supporta e gioisce. Un evento organizzato da Giuseppe Bellomo, che si inventa la formula della “Sonatina”, cioè la canzone finale cantata in coro, dai presenti e da tutti coloro che si sono portati uno strumento. Chitarre, bonghi, armoniche, padelle e coperchi, per intonare insieme in un grande unico abbraccio, la canzone “Andrea” di De Andrè.

Leonard Dylan inizia facendoci ascoltare il suo “dialetto genovese” molto genovese come quello di De Andrè in Creuza de mà, che porta con sé un significato molto più ampio della mulattiera del mare, riuscendo a trasmettere il viaggio dei marinai e della identità mediterranea che ci attraversa tutti. Leonard Dylan incanta e ci incanta, dalla prima canzone fino alla Sonatina, si commuove e ci commuove, trascinandoci nel suo mondo “di valli di sogni infranti…il tempo di oggi sarà il tempo di ogni domani” con la sua “Strada delle opportunità”.

Leonard Dylan canta le sue canzoni, i suoi testi, così profondi e intensi, da contaminarci con la sua carica emotiva e passione, donandoci una vero concerto in cui i sentimenti e la voglia di lottare senza piegare il mento, sono l’elemento di forza della sua voce. Una voce che nasce dal cuore, che non solo evoca un passato recente, ma attualizza quel passato aggiornandolo alla nostra storia contemporanea recente. Leonard Dylan ci richiama, con il suo “al fuoco al fuoco, evacuate, le vostre catene son state spezzate…” (La ballata del giovanotto) a sentirci ancora coinvolti, per quando ci crediamo assolti. È bravo, Leonard, ci trasporta nei luoghi della magia evocativa di De Andrè, dall’hotel Supramonte, fino alla canzone di Marinella. Ci commuove, ci fa lacrimare, e lui, Leonard, si commuove con noi, quando ci presenta “Un malato di cuore” liberamente tratto dalla antologia di Spoon River, in cui ci  narra la storia di un uomo condannato da una cardiopatia a una vita solitaria e limitata. Il brano, ci dice Leonard, esplora il contrasto tra l’invidia per chi vive appieno, e l’amore travolgente che, in un ultimo momento di felicità fisica, porta alla morte. Il protagonista trova la sua realizzazione, non nella vendetta o nell’ambizione, ma nell’amore. E, quando ce lo racconta, Leonard, quasi piange, e anche noi, con lui, siamo presi da un nodo in gola, celebrando la bellezza della vita e l’amore che lo sublima. Un racconto struggente, sulle note della tastiera di Daniele Latini, che lo rende ancora più struggente.

Dopo due ore di intense emozioni, in cui Leonard Dylan ha dato il meglio di se, coinvolgendo e trascinando il pubblico, tantissimo, il locale era sold out, in applausi e applausi ai due bravissimi musicisti, il gran finale, la Sonatina collettiva: Andrea…e quel giovanotto è rinato in Gesù.

di Claudio Caldarelli

Please follow and like us:
fb-share-icon
Wordpress Social Share Plugin powered by Ultimatelysocial
WhatsApp
YouTube
Copy link
URL has been copied successfully!