A GIUSEPPE FAVA

 

A GIUSEPPE FAVA

di Fabio Strinati

 

Nel tuo affabile sguardo la dolcezza

dei fiori di campo, la semplicità

d’un vita vissuta nella metrica

ravvivata al raggio dell’agreste…,

 

come da una radio scoccano lettere

cucite con le mostrine di una spilla.

 

Il tuo modo di fare, spirito perenne…

nutrito di fertile carisma, come

Palazzolo Acreide, così perfettamente

amabile e barocca, antica, ricca

di testimonianze – di montagne

 

intrappolate dentro a questa Sicilia

che spesso si nasconde dai tuoni

nell’ignoto solitari, dalle intemperie…

 

quando sono frutto acerbo del loro

stesso inganno (o quelle stagioni

poco chiare e ragazzotte – colluse

con abili venti tra orecchi aperti

e nuvole corrotte…).

 

Partoriscono lampi (ad uno ad uno)

ai piedi l’uscio d’un’entrata sull’ormai

luce appena spenta; quando da un giornale

madido di storia spuntano parole (taglienti,

pungenti) come frecce infuocate scoccano

 

evidenti ‘il coraggio di chi si mostra

agli altri con l’anima onesta, saggia,

oltre che pulita agli occhi di un giovane

ragazzo che di vita sana vuol campare

eterno ed imparare il vero, che di verità,

 

mai, mai potrà morire invano.

 

Abbiamo ricevuto e volentieri pubblichiamo

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