Regine e chicos quechua in Perù incantano gli schermi della Nueva Ola
Seconda giornata del Festival del Cinema Spagnolo e Latinoamericano. Programma più ricco e articolato della serata inaugurale. In vetrina: il Perù, rigogliosamente circondato da Argentina, Brasile, Messico e Spagna-Italia.
Tú me abrasas, Tu mi bruci, di Matias Piñeiro, è un film argentino di pure immagini e parole poetiche che prendono spunto da Saffo e dal Cesare Pavese dei Dialoghi di Leucò. Le immagini non sono solo quelle che scorrono durante la lettura dei versi o i brevi dialoghi tra le due protagoniste, ma sono le parole stesse così come appaiono stampate e vengono mostrate, sottolineate sulle pagine di libro da cui sono tratte, insieme ai disegni che via via, tratto dopo tratto vengono composti sotto l’obiettivo che li riprende.
Per il Brasile, c’è il documentario Neirud, di Fernanda Faya, storia di un’attivista queer durante la dittatura militare. L’uso degli archivi storici è ormai diventata una risorsa irrinunciabile per fare cinema documentario di qualità. In questo caso la regista li alterna con riprese del presente e anche immaginarie per ridare presenza, voce a chi è stata tolta e può essere ancora pervicacemente tolta. Menzione Speciale al Festival de Brasilia.
Il Messico è presente con questo caotico, travolgente La Cocina, La Cucina, nel quale la rappresentazione tanto di moda del food, dei suoi chef stellati è mostrato attraverso la vera, anche dura faccia della sua realtà quotidiana, sia dal punto di vista febbrilmente operativo, sia da quello incandescente dei rapporti, solitudini e sentimenti umani che vi vengono tritati, frullati dentro nella preparazione dei piatti.
Dell’italo-spagnolo The sleeper. El Caravaggio perdido, firmato da Álvaro Langoria, ne abbiamo già accennato ieri a proposito della Sezione Perlas. Non resta da aggiungere che è documentario davvero sosrprendente, pieno di suspence, che ci svela l’intreccio tra grande arte e grandi mercanti. Non solo un film felice, ma anche una caso affrontato e risolto felicemente, grazie ad avveduti mercanti madrileni e restauratori fiorentini.
I due titoli peruviani sono: Reinas, Regine, di Klaudia Reynicke, una coproduzione Perù-Svizzera; e Kinra, Terra Madre in lingua quechua, di Marco Panatonic. Quest’ultimo ha ricevuto prima della proiezione il Premio Iila, presieduto quest’anno da Caterina D’Amico, nella categoria Finzione e Lungometraggio. Nella categoria Documentario, invece, è stato premiato Neirud, Brasile, di Fernanda Faya. Anche questo proiettato subito dopo Kinra. L’Iila, Organizzazione Internazionale Italo-Latina, istituisce questo premio per supportare l’industria cinematografica latino americana, soprattutto nella ricerca e valorizzazione di nuovi talenti, incentivandone la produzione e distribuzione delle opere.
Proprio dal rapporto tra un giovane contadino quechua e sua madre innizia Kinra. Rapporto che al tempo stesso un’origine incancellabile, che non affonda nel passato, ma scorre costantemente sotto la pelle e il presente del protagonista nel suo lungo road movie di allontanamento da quella terra, da quella lingua, da quella cultura che lo tiene, però, sempre stretto a sé. Una lingua, ha detto il regista nel corso della premiazione, che il governo peruviano neanche ancora riconosce. Ha aggiunto che il suo film è stato pagato dalle tesse dei suoi conterranei, e lui ne sente sia l’orgoglio, sia la responsabilità. E le immagini, rastremate al minimo del dispendio econonomico, sono in perfetta sintonia con la materia umana e dei luoghi narrata, tanto da costituirne l’elevata cifra stilistica sinteticamente poetica.
Con un breve apologo in lingua quechua termina Reinas: “I piedi per terra, gli occhi al cielo e niente è impossibile”, dice il padre delle due giovani regine di Lima, protagoniste della storia. Sembra quasi “Il cielo stellato sopra di me e la legge morale dentro di me” di Kant. Il film è ambientato in Perù agli inizi degli anni ’90, e descrive anche la situazione che viveva in quel momento il Paese. La povertà, l’inflazione alle stelle, la dura repressione di polizia, il coprifuoco notturno contro l’opposizione di Sendero Luminoso e altri gruppi che agivano anche con attentati. Se in Kinra, protagonista è la figura, anche simbolicamente, della madre, qui in Reinas, invece, è quella del padre, della patria. È proprio il Perù, infatti, a essere ridotto in quelle precarie, indefinite e indefinibili condizioni economiche e sociali del padre delle due ragazze con una madre e una nonna, invece, di famiglia mediamente agiata. Sono tante le famiglie di questo tipo che a malincuore in quel periodo se ne vanno via, cercando riparo e lavoro in zone della provincia Usa. Il tema drammatico dell’allontanamento è qui giocato in chiave anche di commedia, attraverso la figura di questo padre messo male in arnese, che si arrangia come può, con doti istrioniche d’attore, per mezzo delle quali cerca di recuperare con le figlie un rapporto ormai quasi del tutto perduto. Premio Miglior Film alla Berlinale Sezione Generation. Premio del Pubblico a Locarno. La Nueva Ola lo riproietta sabato 10 maggio, alle ore 12, al Cinema Barberini.
Riccardo Tavani

