Tori, cani, case in fiamme e riti di separazione alla Nueva Ola

Festival del Cinema Spagnolo e Latinoamericano, quarta giornata. Alle 12, in apertura, la replica di Reinas, opera peruviana in coproduzione con Svizzera e Spagna. Da lunedì 12 maggio questo film si può vedere in normale distribuzione, sempre al Cinema Barberini. Poi, alle 15 El ladrón de perros, film boliviano, ambientato tra i quartieri poveri di La Paz, in coproduzione con Cile, Messico, Ecuador, Francia, Italia. Il senza famiglia Martín vive presso una vecchia signora, va a scuola, studia anche da trombettista, e si mantiene vendendo frittelle per strada e facendo il lustrascarpe. Ruba l’inseparabile cane lupo di un sarto della zona che lui ha conosciuto. Lo nasconde nel cortile interno della vecchia. Lo fa perché il ragazzo crede che l’uomo sia il padre nato che ha abbandonato la madre da tempo morta. Va così tutti i giorni a casa sua, aiutandolo ad affiggere manifestini di ricerca e a girare nella città per ritrovare l’animale. Il rapporto tra i due si fa sempre più intenso, tanto che l’uomo cuce una elegante giacca al ragazzo e comincia insegnargli i primi rudimenti della sartoria. Metafora della moltitudine di adolescenti e giovani in abbandono tra le periferie esistenziali del continente latinoamericano. E della solitudine delle persone anziane. E dei i loro animali in casa. Presente in sala una folta rappresentanza della comunità boliviana in Italia. Premiato a Tribeca e Miglior Film Iberico-americano all’ultimo Festival di Malaga.

Casa en llamas, commedia in coproduzione italo-spagnola. Tra Spagna e Italia, soprattutto nel settore della commedia, è in atto da tempo un accordo che prevede fin dall’inizio il remake, l’adattamento del film ancora da scrivere e girare con attori e registi dei due diversi paesi. È stato così da Perfetti sconosciuti, fino al recentissimo Follemente. Non è detto, quindi, che questo film non lo vedremo nelle nostre sale come fosse direttamente italianissimo. Una famiglia che – come tante – vive sparpagliata si riunisce nella loro vecchia casa al mare che la madre vuole vendere. Andamento comico-catastrofico, finale davvero amaro. La crisi e l’ipocrisia dei rapporti familiari non è solo roba da ridere. Premio Goya per la Migliore Sceneggiatura 2025.

Il sold-out della serata, con la sala ‘5’ senza più mezzo posto libero, è stato Volveréis, Ritornerete, di Jonás Trueba. Una coppia, Ale e Alex, si sta lasciando e decide di dare una festa di separazione. È il padre di lei che le ripeteva sempre: “Bisognerebbe festeggiare le separazioni, non le unioni”. Le amiche, gli amici rimangono disorientati quando sono invitati alla festa. Lo stesso padre di lei, ormai vecchio e vedovo, responsabile originario dell’idea, ne resta spiazzato. Non trova di meglio che dare alla figlia alcuni testi tra cinema e filosofia, per riflettere prima di compiere il passo. Ale e Alex lavorano entrambi nel cinema, e lei sta alacremente finendo di montare il suo ultimo film. Scopriamo, però, che il film che lei sta montando è esattamente quello che lo spettatore vede sullo schermo: la vita quotidiana di Ale e Alex, con gli stessi due identici personaggi, in prossimità della loro imminente separazione, con relativo party e musica dal vivo. Il dibattito post film con il pubblico si è incentrato proprio su questo cruciale rapporto tra cinema, finzione e realtà. Da parte nostra abbiamo manifestato la convinzione che il cinema non sia riproduzione, ma diretta produzione, dal suo interno, della realtà. Naturalmente quando il cinema è arte. Nel ruolo del personaggio paterno, il regista Fernando Trueba, il reale padre di Jonás. Premio Migliore Opera Europea Festival di Cannes 2024.

A concludere la serata, non solo un altro film, ma la cerveza, la birra fresca sotto le stelle di Piazza Barberini. E, in questo caso, dopo un film come Tardes de Soledad, sulle corride, la tauromachia, una birra ci vuole proprio. Che ci voglia della birra dopo certe corride, come quelle che qui vediamo lo dice anche uno dei coadiutori del giovane, ma già grande torero Andrés Roca Rey. La macchina da presa di Alberto Serra è sempre in inquadratura stretta su toreador, toro, picadores, caballos de picar, banderilladores, e altre figure dietro la parete protettiva di legno dipinto di rosso detta barrera. Non si vedono, ma solo si odono, il pubblico e gli spalti. Non si vede neanche tutto il ruedo, lo spazio dove si svolge la corrida. Soltanto il toro del tutto ignaro solo, e la muleta, il panno rosso agitato davanti i suoi occhi e le sue corna, e la spada curva di Roca Rey, che lo punta e lo mata, e poi il pugnale di un altro torero inserviente piantato e girato sopra il collo per finirlo una volta che rantola a terra. A chi si riferisce il titolo: Pomeriggi di solitudine? Non certo al torero, anche se incornato più di una volta. Circondato da coadiutori sperticati adulatori che danno invece al toro del bastardo e figlio di puttana; osannato dal pubblico mentre impugna e mostra le orecchie mozzate dell’animale, lui che continua a farsi il segno della croce, a baciare la punta del suo indice e medio, e quadri della Madonna. Il fascino del fascismo umano ha avuto e continua ad aver bisogno d’ammantarsi del divino nel suo rito di vestizione per esaltare meglio la propria infernalità. Vincitore del Festival di San Sebastian 2024.

Riccardo Tavani

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