Come t’infinocchio il popolo
Da quando, come oggi si dice comunemente, “sono morte le ideologie”, il dibattito politico è progressivamente sceso di livello.
Ma in realtà le ideologie sono vive, specialmente quelle di destra. Per esempio, l’ideologia è vivissima in tutti quelli che salutano col braccio alzato, o invitano a votare facendo una bella “decima” sul simbolo della Lega. È vivissima in tutti quelli che invocano il “liberismo” per giustificare i bassi salari e l’esenzione fiscale delle multinazionali americane. È vivissima nel “decreto sicurezza”, che vieta alcuni tipi di manifestazioni pacifiche e non violente (le cosiddette norme “anti Gandhi”). Ditemi voi se tutto questo non è fortemente ideologico e, in qualche caso, non puzza un po’ di nostalgia dei bei tempi passati.
Se mai, l’ideologia langue nei partiti di sinistra, che hanno un po’ annacquato gli ideali di giustizia sociale, eguaglianza e libertà, per evitare di essere accusati di eccessivo ideologismo.
In ogni caso, se molti politici blaterano sulla morte delle ideologie, lo fanno solo per nascondere meglio la propria, di cui forse si vergognano un po’.
Questo è, evidentemente, uno dei tanti piccoli e grandi inganni che i politici usano per infinocchiarci meglio, come gli osti di una volta, che davano a mangiare del finocchio, per non far sentire ai clienti che il vino era cattivo. Similmente, i politici ci intontiscono con il loro pessimo vino e, come quegli osti disonesti, ci presentano un conto salato quando non siamo più in grado di difenderci.
Gli esempi di infinocchiamento sono molteplici, non c’è che l’imbarazzo della scelta.
Recentemente ho ascoltato un senatore forzista dire che il vecchio disegno di legge sul suicidio assistito, già approvato dalla Camera nella scorsa legislatura, non poteva essere ripresentato in questa, perché “di parte”. Chissà come mai, quello nuovo, presentato dalla destra, invece non lo è. L’episodio sembra banale, ma serve a dire come l’infinocchiamento sia quotidiano, onnipresente.
La vicenda di questa legge è esemplare. Nella scorsa legislatura, dopo l’approvazione alla Camera, è stata insabbiata in Senato ed è stata definitivamente sepolta dallo scioglimento anticipato delle Camere. Dopo di che si ricomincia daccapo, con una nuova proposta, come se non ci fosse un ddl già istruito, discusso e approvato da un ramo del Parlamento. Con lo scopo di approvare una legge diversa, che probabilmente non si potrà mai utilizzare, tanti sono gli ostacoli normativi ed economici che introduce. Ancora una volta si cerca di infinocchiare il popolo: dico che faccio una legge nuova, non di parte (sembra bello, no?), senza dire che non potrà funzionare.
Abbastanza simile è il caso del nuovo codice della strada. Ogni giorno vediamo circolare per strada monopattini elettrici senza targa, che sarebbe obbligatoria, ma manca il decreto attuativo. Anche il casco sarebbe obbligatorio, ma non lo porta nessuno, in attesa di future omologazioni. L’assicurazione? Non è ancora obbligatoria per quelli privati. Ma questo è niente, rispetto alle norme sulle tracce di droghe usate un mese prima; i provvedimenti presi con la riforma sono qualche volta inapplicati e qualche altra inapplicabili, l’importante è poter dire di aver fatto una riforma, che suona bene.
E vogliamo parlare dell’insieme delle riforme che riguardano la giustizia? Abbiamo tutti capito che non faranno abbreviare i processi: questi, se mai, si allungheranno per l’aumento dei reati. Comunque, sarà più difficile processare i politici e i colletti bianchi corrotti. Anche la separazione delle carriere non serve a molto, dal momento che già oggi il passaggio riguarda meno dell1% dei magistrati. Ma allora a che cosa serve? A infinocchiare il popolo, per fargli bere un vino cattivo come due CSM separati con i membri estratti a sorte, cioè deboli e influenzabili. E a dividere la magistratura, secondo il vecchio adagio divide et impera.
Anche sull’economia la politica tende a infinocchiarci. Per esempio sostenendo che lo spread è sceso perché la nostra economia va bene. Invece è sceso perché va male l’economia tedesca: ci siamo avvicinati perché la Germania ha rallentato, non perché noi corriamo di più. Ma di ridurre il nostro disavanzo non se ne parla, perché bisognerebbe andar contro l’ideologia vivissima della destra: mai toccare i patrimoni né gli evasori fiscali. Specialmente questi, che sono ormai la principale riserva di voti per i partiti di governo.
E non è infinocchiamento sostenere che Trump sia il nostro miglior alleato? Uno che vuole mettere dazi del 30%, se va bene? Ma questa è una guerra commerciale bella e buona, che mai un alleato farebbe. D’altronde, i nazionalisti le guerre le hanno sempre fatte volentieri, e tra nazionalisti ci si intende. Ma l’alleanza tra Trump e Meloni è puramente ideologica, se è vero, come ha affermato la nostra premier, che entrambi parlano la stessa lingua. Certo una lingua non proprio sincera: un pessimo vino, da mandare giù con molto finocchio.
Cesare Pirozzi

