Ecomafie all’arrembaggio

Ecomafie all’arrembaggio dell’Italia. Mai, come in questo ultimo anno, la rapacità delle mafie ambientali, hanno raggiunto un livello altissimo. Più di 40 mila reati nel 2024. Reati contro l’ambiente. 111 reati al giorno. Da aggiungere a questi reati le tangenti, pagate per ogni operazione di rapina dell’ambiente. Un arrembaggio senza soste. L’attacco delle mafie ha superato i 40 mila reati annui. Questo significa che in Italia si commettono 4,6 reati al giorno contro il territorio, contro l’ambiente, contro il sistema vitale del pianeta. Significa che le mafie stanno uccidendo, in maniera rapace, il futuro di intere generazioni.

L’ultimo rapporto di Legambiente è drammatico, denuncia una deriva devastante contro l’ambiente. Il rapporto sottolinea anche l’incapacità e la mancanza di volontà di affrontare la questione ambientale come una questione vitale per il futuro del pianeta. Aumenta il fatturato illegale, 9,3 miliardi di euro, i clan coinvolti e cresce anche la corruzione negli appalti green. Sono 88 le inchieste per tangenti dal primo maggio 2024 al 30aprile 2025. Un aumento del 17% rispetto all’anno prima. Una vera catastrofe ambientale a cui il governo non pone rimedio. I clan mafiosi-camorristici si arricchiscono inquinando l’ambiente in cui viviamo, tra l’indifferenza politica che dovrebbe contrastarla. Il rapporto di Legambiente ci dice che nella filiera del cemento si concentra un terzo dei reati ambientali, anche se la crescita maggiore si ha nel ciclo illegale dei rifiuti, con un aumento del 19,9%.

I dati forniti dalle capitanerie di porto e dalle forze dell’ordine, si evince che in Italia il 42% dei reati ambientali viene commesso in regioni in cui le mafie sono radicate, la Campania, Puglia, Calabria e Sicilia. Un forte aumento dei reati nella filiera del cemento, con un abusivismo costruttivo senza eguali, lo sfruttamento illegale delle cave, fino ai reati connessi agli appalti per opere pubbliche.

Da sottolineare anche i reati contro il patrimonio culturale, la ricettazione, gli scavi clandestini, e la contraffazione delle opere. Anche nel settore agroalimentare le mafie sono agguerrite e non lasciano spazi alla legalità. Dallo sfruttamento della mano d’opera al sottocosto ai contadini che producono. Tutto rientra nella logica delle Ecomafie. Tutto serve per arricchire i clan che si spartiscono i territori così come si spartiscono il pizzo e il controllo del territorio. I clan che operano nel settore Ecomafie, censiti da Legambiente qualche anno fa erano 389. I delitti più gravi, previsti dal Codice Penale, nel 2024 al primo posto abbiamo l’inquinamento ambientale con 299 illeciti contestati. Quelli complessivi sono stati 971. Seguono la corruzione in ogni segmento della filiera, al primo posto troviamo la Campania, seguita dalla Lombardia, dalla Puglia, dal Lazio e Sicilia, compresa la Calabria. Il sistema delle Ecomafie si ingrassa anche con le tangenti degli appalti pubblici. Un mondo destinato a scomparire sotto i propri rifiuti, smaltiti nei campi, nel mare, nei fiumi, uccidendo ogni forma di vita. Uccidendo il futuro dei nostri figli.

Claudio Caldarelli – Eligio Scatolini

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