L’immobiliare della guerra

Tutti pronti per la ricostruzione. Dalle macerie della guerra il nuovo profitto delle multinazionali. Più si distrugge più si ricostruisce. Più guerra più profitto.

Trump rilancia l’idea di trasformare Gaza in una riviera del Medio Oriente. Il ministro israeliano vuole una città umanitaria sulle macerie di Rafah.

Elena Granata, su Avvenire del 14 luglio 2025, da urbanista ci dice “sono abituata a riconoscere nelle immagini dei satelliti la forma degli edifici, la trama delle strade, la densità dell’urbanizzato. Ma a Gaza è la devastazione a prevalere, un vuoto che non richiama più nulla di ciò che, fino a pochi mesi fa, era un tessuto urbano vivo. Qualcuno parla di urbicidio o di ecocidio, perché anche la natura è stata annientata, ma forse queste parole non dicono abbastanza”. Le parole dicono, Gaza e la sua umanità fatta di bambini, donne, anziani, fatta di acqua, di alberi, di fiori, non esistite più. È stata annientata. Un vero ecocidio.

“La scrittrice palestinese Zega Agha parla di disinvenzione: la volontà sistemica di cancellare l’esistenza stessa di un luogo dalla memoria collettiva. Come se quel luogo non fosse mai esistito” dice ancora Elena Granata. Sottolineando di come nei nostri ricordi ci sono ancora i bombardamenti del ’43 a Milano, Roma o Dresda. A Roma tremila, a Milano in mille, morirono sotto le bombe. Oggi a Gaza i numeri sono di tutt’altra scala e la distruzione è totale. Una vera e propria tabù la rasa. E la tabù la rasa è la condizione ideale di un certo immaginario immobiliare, lo stesso Trump, che aspira ad operare in contesti svuotati di ogni memoria, su cui impiantare un nuovo potere economico e una nuova estetica del lusso.

Dice ancora Elena Granata su Avvenire, il quotidiano dei vescovi “ la spirale del ciclo-immobiliare ha purtroppo una sua coerenza, arma, distrugge, ricostruisce, guadagna, e gli interessi di chi distrugge convergono con quelli di chi ricostruisce. La guerra è seguita dalla ricostruzione, presentata come atto di speranza, di pace, di solidarietà internazionale. Ma dietro la retorica della rinascita si celano logiche di profitto che più cinico non si può. Così le guerre moderne, ce lo spiega da anni inascoltato l’economista della pace Raul Caruso, generano un continuum di guadagni, con la produzione e la vendita di armi, la ricostruzione affidata ad agenzie statali o imprese private, il controllo politico ed economico delle aree devastate”.

Prima distruggiamo prima ricostruivamo. Prima si guadagna con le armi poi con il cemento. Forse dobbiamo riflettere ed essere consapevoli che la pace è la ricostruzione non possono essere affidate a che ha armato la guerra.

Claudio Caldarelli

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