A muso duro senza mai perdere la tenerezza
Non è un eroe o un antieroe, ma semplicemente un cantautore di larghe vedute e grande umanità, attento verso il più debole e il diverso. Capace di cortesia e tenerezza anche nei confronti di chi queste doti non userà con lui. Alberto Bertoli, non è un figlio d’arte: lui è l’arte. L’arte della musica suonata e cantata con passione, intensità, coinvolgimento; cantata a muso duro senza mai perdere la tenerezza. Al Monk di Roma, giovedì 4 settembre, in occasione della festa nazionale “Terra” organizzata da AVS (Alleanza Verdi Sinistra), Alberto Bertoli, accompagnato da Ferdinando Bruno, tastierista e manager, Giuseppe Pino Ciappetta alla chitarra e Danilo Ramundo alla batteria, hanno scaldato i cuori e la passione per l’impegno attivo di un pubblico partecipe e partecipante. Una, due, tre generazioni di ragazze e ragazzi, donne e uomini, compagne e compagni, ognuno con il suo bagaglio culturale di impegno politico e di sensibilità verso i temi affrontati dalle canzoni: la pace, l’amore, la lotta, la dignità, l’uguaglianza, la fratellanza, ma più di tutto l’esserci.

Alberto accende la voglia di ballare, di battere le mani, ma più di tutto di prendersi per mano, di abbracciarsi, quando inizia con ….e dirti t’amo…ti vorrei sposare. Generazioni senior e junior con il sentimento romantico fuso alla passione dell’impegno sociale contro ogni sopruso, a difesa della libertà e della partecipazione. Alberto non si risparmia, dona agli spettatori tuta la sua sincera e sentita voglia di condividere, anche sul palco con il suo chitarrista Giuseppe Pino Ciappetta, al suo fianco anche quando scende dal palco per abbracciare il pubblico. Ma anche con la seconda voce, il tastierista Ferdinando Bruno che lo coadiuva nei brani più impegnati, attenti alle percussioni e ai colpi di cassa, del batterista Danilo Ramundo, che richiama tutto il pubblico a seguire il ritmo con il battito delle mani.
Il concerto è la cronaca di una giornata reale, in cui si consuma il genocidio del popolo palestinese a Gaza, oppure si muore sul lavoro o si viene uccise solo,perché donne. Mentre tutto questo accadde, Alberto Bertoli, ci indica una via di speranza, nata dall’impegno quotidiano, con un inno alla cultura contemporanea e alla saggezza popolare, interpretando le canzoni migliori di suo padre, ma con una ritmica e una tonalità che fanno di lui un cantautore di livello altissimo in grado di farci sentire parte di un mondo più giusto che ci appartiene, ma che dobbiamo conquistarcelo.
Claudio Caldarelli

