Bilanci e polemiche di fine anno

La fine dell’anno porta a fare bilanci; anche – e perché no? – sul governo. Ognuno dal suo punto di vista, più o meno amichevole; o vogliamo dire amichettista o nemichettista, secondo la nuova terminologia “politichese”?

Mi ha tuttavia stupito che il giudizio più negativo sia stato dato da un intellettuale considerato di destra, come Marcello Veneziani, che ha recentemente scritto su La Verità: “Da quando è al governo la destra non è cambiato nulla nella nostra vita di italiani, di cittadini, di contribuenti e anche in quella di “intellettuali”, di “patrioti” e di uomini “di destra”. Tutto è rimasto come prima, nel bene, nel male, nella mediocrità generale e particolare”. Ne è seguita una polemica piuttosto stupida, affidata al solito Giuli, sulla quale sorvolo ben volentieri.

Mi sono, però, chiesto se Veneziani abbia davvero ragione, perché a me sembra che l’azione del governo sia stata incisiva sotto diversi punti di vista.

Certo, è stata fallimentare se si guarda ai centri per i migranti in Albania: sono vuoti e, anche se fossero pieni, sarebbero un’inutile perdita di tempo e denaro. Al di là della retorica del “fun-zio-ne-ran-no” sillabata dalla Meloni, non si capisce quale vantaggio offrano al problema dell’immigrazione irregolare, se non propagandistico e illusorio.

Dà ragione a Veneziani anche la legge di bilancio. Nulla è cambiato nel malvezzo di ridursi all’ultimo giorno, del maxiemendamento e del voto di fiducia. Soprattutto non è cambiato il modo di far quadrare i conti: qualche accisa che sale (sì, quelle che si volevano abolire in campagna elettorale), qualche taglio qua e là, le solite “mance” di fine anno, ma niente che mostri una visione aperta sul futuro.

E non parliamo del ponte sullo Stretto, il cui progetto, si è ormai capito, non sta in piedi né dal punto di vista tecnico né da quello economico.

Tuttavia direi che Veneziani non si è accorto che il governo sta davvero cambiando la “nostra vita di italiani, di cittadini, di contribuenti” eccetera eccetera.

Forse ancora il cambiamento non è abbastanza evidente, ma è iniziato.

Per esempio, le tasse non sono più progressive, come vorrebbe la costituzione: oltre una certa soglia, più guadagni meno paghi. Un esempio di regressività del contributo fiscale più unico che raro.

Oggi, poi, non abbiamo tutti lo stesso diritto alla salute e all’istruzione: dipende dalla regione in cui risiedi. Direi che l’autonomia differenziata a questo tende, nonostante i tagli che la Corte costituzionale ha portato alla riforma. Potremmo dire, parafrasando il saltellante Tajani: il diritto vale, ma fino a un certo punto.

Altro cambiamento epocale è l’abolizione del reato di abuso d’ufficio. Una strada maestra che si apre davanti a quei pubblici funzionari che non svolgono il loro ufficio con “disciplina e onore”. Questo incide sulla vita dei cittadini, anche su quella di “intellettuali”, di “patrioti” e di uomini “di destra”, perché li lascia esposti al rischio di qualunque angheria da parte di qualunque pubblico funzionario infedele. Non che prima fosse il paradiso, ma adesso è sicuramente peggio.

Poi c’è la “non riforma” della giustizia che, con la scusa di voler risolvere l’inesistente problema della separazione delle carriere giudiziarie, schiaccia l’indipendenza della magistratura ordinaria. Se questa ancora non si fa sentire sulla “nostra vita”, è solo perché ci sarà un referendum confermativo. Ma comunque vada, non si può dire che il governo non ce l’abbia messa tutta.

Per finire, è stato approvato in zona Cesarini il disegno di legge che pasticcia il ruolo della Corte dei conti. Potrebbe sembrare una ripicca per i giudizi espressi da questa sul progetto del ponte sullo Stretto, ma non è così: fa parte del progetto organico di smontare pezzo per pezzo la Costituzione italiana, che il governo ha lucidamente pianificato. Infatti la legge introduce il criterio di una categoria separata e privilegiata di cittadini: i pubblici amministratori, dal capo del governo all’ultimo funzionario di ALS. In Italia è nata una nuova casta. Se io, privato cittadino, compio un danno, devo risarcirlo per intero, sempre e comunque. Pensate, ad esempio, a un qualunque danno provocato da chiunque alla guida di un’autovettura: pensate che costui possa fruire del limite del 30%, o comunque delle due mensilità di stipendio? O potrebbe fruirne un medico che cagiona un danno a un paziente?

Credo proprio che Veneziani abbia torto: l’azione del governo incide, eccome, sulla nostra “vita di italiani, di cittadini, di contribuenti” e – perché no? – di santi e navigatori. E no, non siamo nella stessa “mediocrità generale e particolare”: siamo ai livelli più bassi della storia della Repubblica Italiana.

Il perché ce lo ha appena spiegato l’ineffabile La Russa: per quella fiamma che arde ancora nel simbolo di FDI, a imperituro ricordo delle sue mai negate radici fasciste.

di Cesare Pirozzi

Please follow and like us:
fb-share-icon
Wordpress Social Share Plugin powered by Ultimatelysocial
WhatsApp
YouTube
Copy link
URL has been copied successfully!