Cine-pollini di marzo pazzo di guerra 

Febbraio se n’è andato, con i nostri due Carnevale, quello tradizionale e quello canoro di Sanremo. Nell’aria già diversi pollini, anche nei cinema, che preparano la loro invasione di Primavera.

Per un po’. Tratto da una storia italiana vera e affrontato in maniera tersa, essenziale, non enfatica e per nulla gonfiata. La storia è raccontata nel romanzo autobiografico di Niccolò Agliardi. Nicchi è un musicista che con la moglie vuole adottare un bambino migrante, ma lei muore e lui si ritrova da solo davanti alla proposta non prevista della responsabile del centro che avevano interessato. Adottare Federico di 18, perché solo attraverso un’adozione questo ragazzo africano può risolvere i suoi tanti e intricati problemi. Nicchi accetta, ma le difficolta si presentano immediatamente. Oltre che il legame con sua sorella, soprattutto lui non riesce a superare quello disturbante con la madre che ci ricorda la situazione pasoliniana di Mamma Roma. Un legame, d’altronde, quasi impossibile da superare, perché attiene all’origine, ossia alla provenienza geo-genetica, agli ostacoli connessi di reale integrazione. Sia i due protagonisti, Alessandro Tedeschi e Isnaba Na Montche, trovano la misura giusta, forse l’unica possibile, per interpretare questa vicenda, senza cadere nella trappola di diversi cliché e luoghi comuni. Evitando, in primo luogo, quella dei luoghi e delle situazioni di forte degrado e squallore umano, pur non nascondendo la faccia dura della realtà. Anzi, il film mette in scena un’eleganza nitida di ambientazioni e riprese che vuole essere il vero messaggio, sedimentato nella sua forma cinematografica, di invito alla comprensione più profonda e lucida per affrontare temi così ostici da risolvere. Importante anche la colonna sonora dei fratelli Giacomo e Tommaso Ruggeri , e dello stesso autore del libro, con due notevoli inserimenti di brani cantati, uno in francese, l’altro in italiano. Filmclub Distribuzione. Durata 110 minuti.

Il suono di una caduta. Per cinephile. Tre epoche di una stessa famiglia tedesca, una saga, un Heimat, ma nello stesso luogo, nella stessa fattoria. Racconto di carattere femminile, in cui si intrecciano i temi ricorrenti, ritornanti della morte e del patriarcato, del destino di soccombenza delle donne, rappresentate nello loro diverse età, quasi fossero una l’aspetto dell’altro. Racconto senza esposizione lineare, consequenziale, ma a salti cronologici, di unità tematica, di situazione. Soprattutto qui il contenuto si stratifica in una originalità, unicità della forma cinematografica che si fa significazione autonoma in sé. L’immagine ha dentro di sé, nella sua precipua composizione cinematografica, il proprio senso narrativo, il proprio pensiero, la propria filosofia. Si è scritto che la regista, Masha Schilinski, dovrebbe trovare una misura più sobriamente sintetica, meno insistentemente estetica. Può darsi, ma intanto qui ci mostra in immagini di forte senso una possibilità verso cui andare, o tornare. Distribuzione I Wander Pictures. Durata 149 minuti.

Chopin – Notturno a Parigi. Racconto con alcune pagine non del tutto conosciute della vita parigina del grande musicista polacco, ma poco convincente. Chopin colto nel furore vorticante del suo successo con la musica, con le donne, nelle feste, tra i fasti della nobiltà fino al Re. Sulla sua giovinezza, però, pesa la diagnosi certa di uno stadio inarrestabilmente avanzato di tubercolosi. Dovrebbe allontanarsi da Parigi, condurre una vita diversa. Ossia scegliere tra una fiamma che consuma lentamente e una che brucia tutto rapidamente. Il film è questa seconda scelta. Ma dobbiamo domandarci: Chopin merita fama e memoria più per la musica che ha composto, o più per tutto il resto? Non c’è dubbio cosa pensi l’autore di questo film. Sì, lo vediamo più volte suonare il pianoforte, ma non capiamo mai da dove, da cosa e come nasca la sua musica, e perché sia grande questa sua arte. Tanto più che Franz Liszt, appare qui come il suo migliore amico, quello cui confida tutto. E che – per di più – ha un diverso stile, non solo interpretativo, ma soprattutto compositivo. Possibile neanche una parola tra loro su questo? Ossia: fateci capire l’arte, prima che sesso, bagordi e infermità biografiche, ché queste sono comuni ad altri personaggi e anche persone normali. E la gente fa le file, riempie le sale delle conferenze per capire l’arte in ogni suo aspetto ed espressione. Distribuzione Europictures. Durata 133 minuti.

La mattina scrivo. Il precariato manuale e intellettuale nell’epoca della gig economy raccontato senza strazianti drammi sociali, ma con qualche limite stilistico. Paul è un fotografo abbastanza affermato e ben pagato. È sposato con due figli, ma la moglie decide di separarsi da lui. Lui reagisce scegliendo di cambiare completamente vita: lascia del tutto la fotografia per dedicarsi esclusivamente alla letteratura, per non avendo mai scritto niente prima. Trova un editore, ma le vendite sono davvero misere. Così in miseria si ritrova lui. Ricorre alle aste al ribasso, ossia a chi offre di farsi pagare di meno per prestazioni di mano d’opera di ogni tipo richieste su apposite piattaforme web. Riesce a fare tutto, ma i suoi guai aumentano, anche perché molti cliente capiscono alla prima occhiata che lui non è un vero povero, e non gli danno lavoro. D’altronde se vuoi scrivere – prescriveva il grande Charles Bukowski – prima di metterti a pigiare sui tasti, devi esserti riempito di guai da raccontare. Qui, però, la reiterazione dei guai appare un po’ forzata, voluta, come mere variazioni sul tema, e non necessariamente discendenti dalla logica della situazione esistenziale. Parlando inoltre il film di scrittura e fotografia, è chiaro il riferimento alla regia e alla sceneggiatura, anche perché la regista, Valérie Donzelli, si mette in scena direttamente quale attrice nel ruolo della moglie di Paul. Distribuzione Teodora Film. Durata 92 minuti.

Tienimi presente. Un’opera prima piccola, che – tra ironia e mesta condizione giovanile soprattutto in provincia  – è anche la storia della sua realizzazione. Il regista under 30Alberto Palmiero, che è anche sceneggiatore e attore protagonista di questo suo film, incontra a Venezia il produttore indipendente Gianluca Arcopinto. Questi chiede al lui, come ad altri giovani aspiranti registi, di inviargli via mail soggetti, sceneggiature, progetti, qualunque cosa d’interessante abbiano in mente. Lui gli spedisce una sceneggiatura su un supplente in una scuola di Fiumicino. Arcopinto (che è davvero uno dei produttori di questo film) non si fa più sentire. Per campare, ma restando sempre nell’ambiente del cinema, prova a fare la comparsa a Cinecittà. Lo sbattono con una macchina fotografica in mano, in una scena di pochi minuti del film su Enzo Tortora di Marco Bellocchio (anche lui produttore reale del film). Poi gli dicono di rivestirsi e nessuno lo chiama più. Torna al paesello in Campania, a casa di mamma e papà.  Qui campicchia infilando i volantini di un supermercato nelle cassette postali, vivendo insieme ai suoi amici due stritolanti impossibilità: quella di andarsene e quella di restare. Così il film che vediamo è esattamente quello che alla fine è riuscito davvero a scrivere, interpretare e girare. Distribuzione Fandango. Durata 80 minuti.

Gli occhi degli altri. Sensuale, morboso, anche tenebroso in contrasto con il calore della luce e del panorama marino in cui la storia si svolge. Una Jasmine Trinca come non si è mai vista prima. In che modo il cinema può trasformare la distanza temporale da un fatto reale di cronaca nera nella ri-ambientazione in cifra stilistica di un’epoca, di un’atmosfera, di noia, vizi e costumi dei suoi protagonisti socialmente altolocati. La storia reale è quella del delitto Casati Stampa, avvenuto a Roma il 30 agosto 1970. Per il regista Andre De Sica la vicenda reale è però solo un pre/testo per rielaborare e riambientare l’intera vicenda su un’isola mediterranea privata, nella quale sboccia immediata, impetuosa la passione d’amore tra il ricco proprietario Lelio ed  Elena, ospite con suo marito nella villa. Amore improntato a voyerismo, scambismo, triolismo, ossia l’osservazione del o della propria partener fare sesso con altri, fotografandoli o filmandoli. Non è solo la restituzione stilizzata delle atmosfere e dei costumi negli ambienti privilegiati di oltre mezzo secolo fa, ma la loro attualizzazione in un’epoca in cui gli occhi degli altri ce li portiamo in tasca, in casa, a letto con i diversi devices,  dispositivi elettronici, smartphone, ecc. E quello che può apparire quale estrema pratica di libertà e in realtà una forma di controllo ancora più possessiva, ossessiva e dagli esiti violenti. Jasmine Trinca è insignita del prestigioso e meritatissimo Premio Monica Vitti della Festa del Cinema di Roma, quale migliore attrice protagonista. Altrettanto meritava quello maschile Filippo Timi, perché i due protagonisti recitano davvero in una rara simbiosi attoriale. Vision Distribution. Durata 90 minuti.

Due cuori e due capanne. Commedia ambientata fuori e dentro la scuola, ma con sotto alcuni temi attualissimi. Grande sintonia nella coppia protagonista formata da Claudia Pandolfi ed Edoardo Leo. Si conoscono per caso sull’autobus, a causa della goffaggine di lui. Poi si ritrovano in un liceo romano. Preside lui, nuova prof di lettere lei. L’arco voltaico erotico è immediato tra loro, ma due opposizioni umane più contrastanti non si potevano incontrare. Lui cresciuto da un padre adottivo, conservatore, cattolico integralista; lei con padre assente, con madre femminista, vegana, femminista, progressista, politicamente e socialmente impegnata. Entrambi hanno ereditato e portano avanti l’impronta familiare. A scuola le cose si complicano ancora di più: lei amata dalle sue classi; lui contestato. Si sa che in Italia per parlare di cose serie bisogna ricorrere alla commedia. Preferibilmente sentimentale: con drammi, riappacificazioni, nuovi scontri, ecc. Ma come si dice a Napoli – chist’è!, questo è. E menomale che qui funziona abbastanza.

di Riccardo Tavani

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