Sanremo: si è ri–suicidato Luigi Tenco
Basta mettere a confronto il testo e la musica sia della canzone vincitrice, sia della seconda arrivata per capire l’impiastro disastro verificatosi. Lo stacco di qualità letteraria e musicale è impietosamente a favore della seconda. E di questo se n’è reso alla fine conto anche il pubblico da casa. Il televoto, infatti, ha assegnato il 26,4 a Sayf, con la canzone Tu mi piaci; e il 23,6 a Sal Da Vinci con Per sempre così. Le giurie che votano durante tutte le serate del Festival sono tre: Giuria Sala Stampa, Web e Tv; Giuria Radio; Giuria Televoto da casa. Ora il meccanismo del voto delle tra Giurie è abbastanza complesso e tiene conto della sua distribuzione lungo tutte e cinque le serata. E in base a questo meccanismo avrà pure vinto Sal Da Vinci, ma nella finalissima della cinquina ultima la sua canzone non ha vinto il voto di nessuna delle tre giurie. Sarebbe come svolgere un campionato, che dopo tutte le partite svolte, seleziona cinque squadre che si disputano la finalissima. Questa viene vinta da una delle cinque finaliste con quasi tre punti di vantaggio sulla seconda, ma il premio viene data a questa per le partite precedenti. Alla finalissima della cinquina ultima, le tre giurie giungono dopo aver ascoltato e riascoltato i brani ed aver meglio valutato le loro singole qualità e il confronto di ognuna con tutte le altre. È il voto finale ad essere quello con alle spalle una riflessione stratificata, depositata, decantata, e dunque con una maggiore, più salda consapevolezza. Questo anche perché il campo del confronto finale più ristretto, le differenze si apprezzano meglio, difetti e qualità risaltano con maggiore evidenza.
Non intendiamo, in ogni caso, certo per rimettere a posteriori in discussione un regolamento a tutti gli effetti in vigore. Il problema è che un brano così imbarazzante per la sua nullità musicale e letteraria, può presentarsi a una kermesse canora, che dovrebbe selezionare e premiare l’eccellenza della nostra poesia in musica, solo per l’impronta nazional-restauratrice di questa edizione, e del tipo di governo sotto cui essa si è stesa come un tappetino: spontaneamente, di slancio. Il grande poeta cantante e autore della cosiddetta Scuola genovese, Luigi Tenco, si suicida la notte tra il 26 e il 27 gennaio 1967, durante il festival condotto da Mike Bongiorno. Nel biglietto di commiato estremo fa anche riferimento alla “commissione che ha fatto passare Io, tu e le rose”. È la canzone cantata da Orietta Berti, ma che non vince, arrivando quinta.
Ci si sono messi ben in sei a comporre il pezzo, tanti sono gli autori che ufficialmente lo firmano, potendosi anche congetturare che una sbirciatina all’Intelligenza Artificiale oggi non se la nega legittimamente nessuno. D’altronde era sufficiente il nostro celere furbettismo, opportunismo, l’atavico accorrere in soccorso del vincitore, saltando agilmente sul suo carro, per comporre una variante sotto-sonante dell’altisonante “Dio, Patria, Famiglia” e del suo stentoreo rap “Soy una mujer, soy una madre, soy italiana, soy cristiana”. Ma no, dai, Sal è una troppo simpatica persona, pazzo di pizza napoletana, che ha fulmineamente capito con quale pummarola e mozzarella musicale ‘a coppa condirla per i padiglioni d’orecchia buona del potere.
Per sempre così, testo della canzone di Sal Da Vinci
“È cominciato tutto quanto dal principio/ Io che per te ero solo un uomo sconosciuto/ Poi diventato un re dal cuore innamorato/ Tu una regina ora vestita in bianco sposa/ Abbiamo sognato figli in una grande casa/ E superato tutte le difficoltà/ Perché un amore, non è amore per la vita/ Se non ha affrontato la più ripida salita/ E si accenderà la musica/ E qui ti aspetterò/ Il più grande giorno/ Ti regalerò/ Saremo io e te/ Per sempre/ Legati per la vita che/ Senza te/ Non vale niente/ Non ha senso vivere/ Con la mano sul petto/ Io te lo prometto/ Davanti a Dio/ Saremo io e te/ Da qui/ Sarà per sempre sì/ So bene che è una grande incognita il futuro/ Ma insieme a te non mi spaventerà perché/ Costruiremo tutto ma non alzeremo un muro/ Litigare e far l’amore poi che male c’è/ E si accenderà la musica/ Per te io canterò/ Il più grande giorno/ Ti regalerò/ Saremo io e te/ Per sempre/ Legati per la vita che/ Senza te/ Non vale niente/ Non ha senso vivere/ Con la mano sul petto/ Io te lo prometto/ Davanti a Dio/ Saremo io e te/ Da qui/ Sarà per sempre/ Sì, soltanto sì/ Per questi giorni/ E mille altri ancora/ Un semplice sì/ L’eternità è dentro una parola/ Saremo io e te/ Per sempre/ Legati per la vita che/ Senza te/Non vale niente/ Non ha senso vivere/ Con la mano sul petto/ Io te lo prometto/ Davanti a Dio/ Saremo io e te/ Accussì/ Sarra’ pe’ sempe sì”.
Tu mi piaci tanto, il testo della canzone di Sayf.
“Tu, figlio di un muratore/ L’Emilia che si allaga/ E la Liguria pure/ E intanto che si ride/ E che si fa l’amore/ Le tue tasse vanno spese/ In un hotel a ore/ lo, Amando a modo mio/ Ho sbagliato tante cose/ E tante mode non le seguo lo, amando a modo mio/ Avrei voluto darti/ Meno cuore, amore mio/ E allora/ Corri contro il tempo/ Che il denaro non ti aspetta/ E cosa vuoi che sia la fretta/ Su una macchina che scheggia/ E non mi vedrai alla finestra/A farti una serenata/ Perché il mondo non si ferma/ Ma non ho fiato più/ Rallenta/ Quando si spegne la luce/ Tu, con chi rimani?/ Ti senti a posto/ Col tuo vino rosso/ Il nome su un bossolo?/ Tu mi piaci/ Tu mi piaci/ Tu mi piaci tanto/ Tu mi piaci/ Tu mi piaci/ Tu mi piaci tanto/ Noi siamo tutti uguali/ Al bar e a lavorare/ Figli di nostra madre/ Vogliamo solo amare/ E in questa avidità/ E in questo dimostrare
Tu mi piaci tanto/ L’Italia per me è quella grande azione di Cannavaro/ L’Italia è tristemente nota
per qualche fatto ma minimizziamo/ Il cielo è azzurro, e il pomeriggio/ Se ci armate, noi non partiamo/ E come ha detto un imprenditore/ “L’Italia è il paese che amo”/ Amore, amore mio
Che paura di venir capito/ In questa fase di tirocinio/ Tenco è morto qui vicino/ Non temere, amore mio/ Farò meglio per nostro figlio/ Schiaccerò quelli degli altri/ Così giocherà da solo/ Quando si spegne la luce/ Tu, con chi rimani?/ Ti senti a posto/ Col tuo vino rosso/ Il nome su un bossolo?/ Rip. Ritornello/ Ho fatto una canzonetta/ È un fiore su una camionetta/ E le botte delle piazze/ Le dimentichiamo/ Ho fatto una canzonetta/ Spero che non vi spaventi/ Che possiamo ripartire/ Tutti a mano, a mano/ Rip. Ritornello”.
Foto Luigi Tenco
di Riccardo Tavani

