Il Nobel della guerra

Non avendo preso il Nobel per la Pace, sicuramente prenderà il Nobel alla Guerra. Alla fine ci è riuscito lo “Stranamore” americano a vincere un Nobel. Il Nobel alla Guerra, creato appositamente per lui.

“Dalla non pace al conflitto aperto: l’attacco all’Iran e la militarizzazione delle relazioni internazionali segnano il declino della diplomazia e mostrano i limiti dei cambi di regime”. Così scrive Pasquale Ferrara su Avvenire, il quotidiano dei vescovi italiani.

In questa fase di guerra mondiale in atto e continuamente foraggiata, ci tornano in mente le parole di Papa Francesco, che nel 2014 diceva che il mondo vive una guerra mondiale a pezzi. Oggi siamo in una situazione di guerra mondiale, non più a pezzi, ma su vasta scala. Una guerra strisciante fatta di conflitti armati, di morti innocenti, di distruzioni di massa, ma anche della militarizzazione delle relazioni internazionali.

Non c’è più la diplomazia, che cercava di evitare i conflitti. “Siamo entrati nella era della post-diplomazia (o, meglio, dell’anti-diplomazia) di cui l’attacco israelo-americano all’Iran non è che un capitolo ulteriore, di enorme gravità e dalle profonde implicazioni per la politica globale”. Continua Ferrara. Siamo nella età della non pace, siamo nella età in cui si dovrebbe assegnare il Nobel per la Guerra, a chi ha cambiato il nome del ministero della difesa in ministero della Guerra.

Dalla epoca della non-pace, in cui i conflitti erano grigi e striscianti, non dichiarati, si è passati alla guerra aperta, della specie più letale e distruttiva. La trattativa, in questi mesi, era una messa in scena, quando le decisioni erano già prese.  Con la stessa logica, dovremo pensare di cambiare nome anche al ministero degli Esteri e chiamarlo ministero delle Chiacchiere. Allora per citare Kant, possiamo scrivere che abbiamo assistito ad una sorta di implicita “critica della ragione diplomatica” condotta all’interno delle cancellerie e dei nuovi centri di comando, con argomenti fin troppo distruttivi: flotte, missili, droni, bombe e algoritmi armati.

Intanto centinaia di bambini muoiono, sotto le bombe, sotto le macerie delle scuole e degli ospedali, distrutti dalla follia dei bombardamenti del signor Nobel per la Guerra.

“In altre parole, ci sarebbe bisogno di iper-diplomazia, non di anti-diplomazia, che appare purtroppo la cifra di questa quarta guerra del Golfo….il popolo iraniano merita un futuro di pace e di libertà, ma c’è da chiedersi se saranno i cinici apprendisti stregoni…a propiziarlo”. Chiude Pasquale Ferrara su Avvenire.

di Claudio Caldarelli

Please follow and like us:
fb-share-icon
Wordpress Social Share Plugin powered by Ultimatelysocial
WhatsApp
YouTube
Copy link
URL has been copied successfully!