François Kamate Kasereka, l’attivista congolese che promuove la giustizia climatica e la pace
È François Kamate Kasereka il vincitore del Premio Alexander Langer 2026: con questa decisione la Fondazione riconosce il coraggio, l’audacia, la temerarietà, la lungimiranza e l’instancabile impegno di un attivista che con i mezzi della nonviolenza e del pacifismo, opera in una delle regioni più conflittuali del mondo, nel Nord Kivu, per lo sviluppo della pace, la giustizia ecologica e la partecipazione democratica. «Una voce, la sua, che rende visibile l’interconnessione tra giustizia climatica, decolonizzazione, cooperazione transnazionale e pace, incarnando così una delle sfide più urgenti del nostro tempo».
François Kamate rappresenta in modo esemplare una generazione di giovani attivisti africani che, in mezzo alla violenza e alla povertà, cercano vie di resistenza nonviolenta, una forma di lotta politica e sociale che rifiuta la forza fisica per giungere ad una vita migliore. Migliore per tutti.
È cofondatore di Extinction Rebellion Rutshuru, branca locale del movimento climatico internazionale, e dell’Amani Institute ASBL, impegnato nella promozione di una cultura di pace; ha lavorato nel movimento LUCHA – Lutte pour le Changement e ha creato numerosi gruppi di dialogo tra giovani, autorità locali e società civile.
In Italia gli attivisti di Exctinction Rebellion ci hanno invece abituati ad azioni di ribellione. L’ultimo, martedì 21 aprile a Torino, una denuncia di una doppia emergenza, politica e sanitaria perché «ogni anno solo a Torino più di 900 persone muoiono a causa dell’inquinamento atmosferico, morti premature, in gran parte evitabili». «Le attività di Extinction Rebellion in Congo – spiega Kamate Kasereka – mettono in atto esclusivamente azioni di nonviolenza attiva. Si tratta quindi di una strategia per tentare di apportare un cambiamento positivo, coinvolgendo le comunità organizziamo cortei e sit-in pacifici, creiamo spazi e opportunità per il dialogo e la riconciliazione. Il nostro obiettivo è convincere i giovani che si sono uniti alle milizie a partecipare alla nostra protesta non violenta, trasformando così le “armi in alberi».
In occasione della Giornata della Terra, che si celebra ogni anno il 22 aprile, in tutto il mondo, a Roma c’è il “Villaggio per la Terra” di Villa Borghese. In Italia il tema della Giornata è stato declinato in “Torniamo a Sognare” e fa riferimento alla possibilità di immaginare un futuro sostenibile per l’uomo e per l’ambiente. Al Villaggio erano attesi centocinquanta giovani provenienti dai paesi dell’Unione Europea che si sono riuniti per compilare il Manifesto dei Sogni dei Giovani Europei.
Secondo gli ultimi dati Istat il 67,9% dei ragazzi tra i 14 e i 19 anni è preoccupato per il cambiamento climatico, mentre cresce il fenomeno dell’ecoansia, che incide sul benessere psicologico e sulle scelte di vita.
«Il mio desiderio – ammette Kamate – è coinvolgere tutti i giovani di tutto il mondo in un’azione climatica dando potere agli “Alberi” come metafore del potere comunitario. A tutti i giovani voglio augurare pace, giustizia e unità».
Oltre al suo lavoro organizzativo, Kamate si impegna nella documentazione delle violazioni dei diritti umani, nella creazione di programmi radiofonici e in iniziative educative che promuovono responsabilità ecologica e ambientale, dialogo, condivisione e nonviolenza. Un vero obbligo etico, sociale e talvolta legale per proteggere l’ambiente e ridurre l’impatto negativo delle attività umane, dunque la sua attività unisce il lavoro di pace locale alla consapevolezza climatica globale e offre ai giovani una voce nelle questioni che riguardano direttamente il loro futuro.
Perché forse solo alzando la propria voce, in modo nonviolento, a favore dei diritti ambientali e umani, in maniera coerente con quanto proposto da Alexander Langer può portare a dei risultati concreti per “guarire” il nostro mondo cominciando proprio dalle generazioni più giovani che sempre più spesso vivono con angoscia la superficialità e i danni provocati proprio dall’uomo. Loro vogliono, in modo forte, poter vivere un futuro in cui la natura sia alleata dell’uomo e non qualcosa da distruggere per la sete di potere. A questi giovani va tutto il nostro sostegno e l’augurio che riescano a raggiungere il loro e il nostro sogno.
di Stefania Lastoria

