Un silenzio colpevole persino complice
I governanti “bulli” (come definiti nell’articolo di copertina) stanno costruendo un mondo che si nutre di minacce continue, di conflitti sanguinosi e sempre di più di guerre inventate a tavolino, contro il diritto internazionale.
Il riarmo non risponde sempre a pericoli reali, ma li alimenta. Tra deterrenza e interessi economici, così la ricerca di sicurezza alimenta un ciclo che genera instabilità permanente. La follia guerrafondaia dei padroni del mondo, degli impuniti che calpestano ogni diritto, si nutre della paura delle popolazioni che sottomettono.
Così si consumano genocidi, vedi Gaza, ma non solo, quello che succede in Iran o in Africa iniziando dal Congo. La guerra uccide, distrugge, schiavizza, toglie risorse al sociale e calpesta la giustizia. Un nuovo ordine mondiale fondato sulle armi e sulla paura, contrastato solo dalle durissime parole di Papa Leone XIV.
“Che nesso c’è tra insicurezza geopolitica e crescita della produzione di armamenti? È l’insicurezza a far crescere gli investimenti in armi o è la necessità della crescita economica ad alimentare i conflitti? Domande alle quali risponde Vittorio Pelligra, economista e saggista, su Avvenire.
“Ci stiamo riarmando in nome della sicurezza. Eppure, più crescono gli arsenali, più il mondo appare fragile, instabile, esposto. È un paradosso solo apparente. Perché forse non stiamo davanti a una semplice risposta alle minacce del presente, ma alla costruzione di un ordine che della minaccia ha bisogno per giustificare sé stesso.
Un ordine che non ha nessun interesse a rassicurarci, perché la nostra paura è la sua risorsa più preziosa. È giunta l’ora di chiedersi esplicitamente se la scelta delle armi è la conseguenza della crescente insicurezza o ne è una causa? È una risposta alla fragilità di un ordine mondiale divenuto minaccioso, o è una delle ragioni di tale fragilità? Per cercare una risposta bisogna guardare oltre la cronaca e riconoscere la forza della cornice narrativa che si è imposta negli ultimi anni: quella secondo cui la pace può essere garantita soltanto dalla deterrenza, e la deterrenza soltanto dalla superiorità del più forte…”.
“L’insicurezza è diventata il tema costante delle nostre vite. Si ripudiano vecchie alleanze, si oltrepassano frontiere impunemente, si calpesta il diritto internazionale, e la reazione della comunità internazionale è il silenzio. Un silenzio colpevole, perfino complice. Stiamo contribuendo a plasmare un nuovo ordine mondiale fondato sull’insicurezza permanente…”.
“Ma oggi l’industria bellica ha assunto tratti inediti: è divenuta espressione di quel capitalismo della sorveglianza che si appropria delle nostre vite, scrutate, investigate, controllate, previste, attraverso dati che rilasciamo nell’infosfera. Un’industria sostenuta da una ideologia antidemocratica, elitaria, tecnocratica, per la quale i cittadini sono al contempo utilizzatori finali di materia prima…le nostre paure ci hanno trasformati in una società in cui lo stato di emergenza minaccia di diventare normalità…”.
di Claudio Caldarelli

