Il viaggio del Papa a Marsiglia

Il discorso di fronte al mediterraneo del Papa a Marsiglia mi ha commosso.

Eccolo, Pietro. Ho pensato.

Fragile, in sedia a rotelle, col suo atteggiamento dimesso, con la sua insistenza su un tentativo di umiltà.

Eccolo Pietro, insieme ai suoi fratelli.

Francesco si è riunito, a Marsiglia, davanti al mare, insieme a sacerdoti ortodossi, un rabbino ebreo, un monaco Zen, laiche e laici, ed insieme hanno pregato per i migranti che muoiono in mare.

“Lasciamoci toccare dalla loro tragedia, preghiamo per coloro che sono annegati nel tormento della paura, lasciamoci toccare dalle loro vite”. Queste le parole forti e semplici del Papa.

Le Religioni, le Vie di Sapienza donate, con creatività e originalità, a tutte le culture umane, sono l’ultima speranza rimasta al genere umano.

Ne sono visceralmente convinto.

O sapremo realizzare i misteri che queste Vie per millenni hanno scoperto e proposto, oppure arriverà il buio, e vorrà dire che l’umanità non ce l’ha fatta.

Su questo punto fondamentale ci giochiamo tutto, più della sopravvivenza, ci giochiamo la Vita, il senso, la felicità, perché non siamo stati fatti per tirare a campare come bestie ma per essere sul serio felici e per esserlo qui in questo inferno, trasformandolo da dentro.

I primi cristiani, per 300 anni, trovarono il coraggio e l’ispirazione di dialogare con tutte le grandi sapienze del pensiero e della spiritualità greca, romana, africana, mediorientale.

Quello che è arrivato a noi dal mondo antico è una poderosa sintesi del cammino dell’umanità nei millenni della sua storia: ci è arrivato il meglio che quelle persone seppero sperare, pensare, vivere, pregare, il tutto illuminato dalla centralità della Pasqua di Cristo, che aveva espresso l’idea più potente di tutte: che siamo in un Universo mosso, animato e creato da una Fonte sorgiva d’Amore.

Siamo chiamati a fare lo stesso oggi, a creare sintesi nuove, inedite, profonde, con la spiritualità indiana, cinese, buddista, islamica, africana, con le vaste conquiste della scienza.  

Siamo chiamati a creare sulla nostra stessa pelle di umani di questo tempo una nuova speranza, una nuova cultura, “un novo sole”, direbbe Dante, che possa diradare le nostre oscurità e darci strumenti per iniziare a salvarci.

Giacomo Fagiolini

 

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