Gran finissage al Festival del cinema spagnolo latinoamericano

Vincitore del Premio del Pubblico è stato il film Te estoy amando locamente, di Alejandro Marin, sulle vicende e le lotte del primo movimento gay spagnolo a Siviglia nel 1977. La proclamazione è avvenuta nella serata di chiusura della manifestazione il 19 maggio al Cinema Barberini di Roma. Finissage, perché come una vera mostra d’arte, ha esposto i titoli di maggior significato e tendenza in ambito spagnolo e latinoamericano. 

C’è una significativa battuta di dialogo in Puan, il bel film argentino presentato al Festival. Essendo il tema quello dell’intreccio tra insegnamento e pratica della filosofia nella realtà, un personaggio dice al protagonista: “Lo chiamano pensiero latinoamericano, ma perché non semplicemente filosofia? Si dice forse filosofia europea?”. Risponde il prof dell’Università Puan: “Forse perché non si dà una nostra specifica tradizione filosofica”. Questa situazione si può riferire in parte anche alla Spagna. Non certo, però, la si può riferire al cinema latino-iberico nel suo insieme. Dallo spagnolo Luis Buñuel, all’argentino Fernando Birri, fino alle attuali celebri star registiche Iñárritu, Cuarón, Guillermo del Toro, infatti, si rientra a pieno titolo nella tradizione e nella contemporaneità della storia del cinema mondiale. 

Una grande cinematografia, però, non è fatta solo di grandi nomi. Essa si tesse giorno per giorno, copione su copione, set su set, film per film anche di autori, produttori, distributori in fieri. Eppure, quanta cinematografia di quel grande paese e di quel vasto continente giunge fino a noi? Una bassa, infima percentuale. E proprio il legame ormai consolidato e anche affettivo del pubblico dimostra quanto la conoscenza più capillare che offre il Festival risponda a una esigenza intima dello sguardo italiano. Per questo le sue due anime fondatrici, Iris Martin-Peralta e Federico Sartori, hanno anche fondato Exit med!a, società di distribuzione cinematografica che vuole assolvere a questa necessità. E lo stanno facendo con dei film che sono delle vere e proprie perle, nonostante le difficoltà crescenti che l’attività di distribuzione presenta in Italia. 

Ma intanto il festival, cercando di offrire una panoramica di tutti i generi della Nueva Ola, della nuova onda nell’ultima stagione, perle e gioelli non ne ha certo lesinati. Innanzitutto: il peruviano Yana-Wara, di Oscar e Tito Catacora, e il cileno Los Colonos, di Felipe Gálvez, con direttore della fotografia il nostro Simone D’Arcangelo. Due opere alte di cinema, storia e antropologia che attingono un versante universale, abissale dell’anima e della vicenda umana nel mondo. Poi Samsara, dello spagnolo Lois Patiño, sull’esperienza e la visione buddista della morte, in grandi scenari dal Laos a Zanzibar. Questo film è distribuito dal 24 maggio in Italia proprio da Exit Med!a, a Roma al Cinema Barberini, dove si è svolto il Festival. 

Si segnala anche Sujo, storia di due fratelli messicani sul cui tentativo di riscatto sociale e culturale pesa il macigno di una condizione e di un ambiente schiacciato dalla sfruttamento, dalla miseria e dai cosiddetti cartelli narcos. Una vicenda che a noi italiani richiama quella di Alain Delon e Renato Salvatori in Rocco e i suoi fratelli, di Luchino Visconti, 1960. Memorias de un cuerpo que arde, della costaricana Antonella Sudasassi, innesca un meccanismo di simultaneità temporale tra le diverse età della protagonista, che è anche un espediente squisitamente cinematografico per passare rapidamente da una situazione all’altra, magari dall’interno della stessa scena. Il tono ironico ed erotico del racconto stacca con maggiore forza il vero fondo drammatico e di denuncia della violenza patriarcale. Lo spagnolo Bajo terapia, In terapia, di Gerardo Herrero, è solo apparentemente un Perfetti Sconosciuti, in chiave di inedita psicoterapia di gruppo tra tre coppie. Ma qualcosa di ancora più inedito e inaspettato accade a squarciare tutt’altra realtà. Lo spagnolo On the go, di María Gisèle Royo e Julia De Castro, quest’ultima anche attrice protagonista, è indubbiamente il film più sorprendente di tutta la rassegna. Delirante, dirompente, fuori da ogni schema narrativo e di montaggio cinematografico, girato in 16mm, in un’Andalusia tra western, mare e deserto, narra di Milagros che scorrazza follemente con il suo amico Jonathan su una vecchia Chevrolet Corvair ’67. Obiettivo: diventare madre. Sì, ma come vuole lei. Insieme a lei una sirena di mare in sembiante di ragazza cinese detta La Reina, La Regina. Di lei dice Jonathan: “Ha desideri di mettere su famiglia talmente tradizionali che sembrano i più trasgressivi di quest’epoca”. È un po’ la chiave del film: tradizione e trasgressione. 

Ora il Festival inizia  il suo lungo giro d’Italia. Prossima tappa Napoli, dal 22 al 25 giugno. Poi Messina, 28-30 luglio. E subito dopo l’estate Torino, Padova, Bergamo, Bolzano, Trevignano.

Aggiornamenti: cinemaspagna.org. – Ufficio Stampa: Gargiulo&Polici Communication

Riccardo Tavani

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