La strage silenziosa
La morte si aggira sul lavoro. Miete vittime. Ogni giorno. Tutti i giorni. Domenica e festivi compreso. Riguarda tutti e tutte. Lavoratrici e lavoratori. Muoiono per lavorare senza nessuno che vegli su di loro. Solo in Piemonte, nel primo semestre la morte ha falciato 40 lavoratori. Nel 2025 il primo semestre ha segnato la cifra record o di 502 vittime. Una strage silenziosa. Annunciata. Passata sotto silenzio.
Quasi mai se ne parla. Le morti, “omicidi” che si possono evitare, avvengono in ogni regione d’Italia. La certificazione dell’Osservatorio sicurezza sul lavoro Vega, è drammatica. Il Piemonte +37,9% rispetto al 2024. Un semestre di guerra, senza un nemico da contrastare. Anzi il nemico da contrastare c’è, ma viene eluso. Il profitto, l’avidità umana, sono le principali cause di questo “genocidio”. Il “genocidio” delle lavoratrici e lavoratori, spesso senza tutele. Il sindacato, in particolare la Cgil è in prima linea per sconfiggere questo nemico, non tanto invisibili, ma ben protetto.
Le iniziative e le manifestazioni, denunciano una situazione sempre più difficile da combattere. Si muore nei cantieri edili, si muore nelle fabbriche, si muore nei campi, si muore nelle fogne. Si muore. Nel silenzio assordante delle urla di chi perde la vita. Uomini e donne, ragazzi, giovani e meno giovani, muoiono per un salario basso, che non permette di arrivare a fine mese. Ma tutto viene taciuto, rimosso, non si cercano le responsabilità, molto spesso la colpa si addossa a coloro che muoiono.
Dai dati degli infortuni forniti dall’Inail, emerge che nei primi sei mesi del 2025 sono 502 le vittime sul lavoro, 33 di più dello stesso periodo del 2024, cioè +7%. Le regioni dove avvengono più incidenti sono Basilicata, Umbria, Trentino-Alto Adige, Sicilia, Puglia, Abruzzo e Campania. Seguite da Calabria, Valle D’Aosta, Veneto, Piemonte e Liguria.i dati INAIL sono chiari e drammatici, l’età media supera i 65 anni, poi 55 anni, e 45 anni. La fascia 55/65 è anche quella con il maggior numero dei decessi sul lavoro. Le donne che hanno perso la vita sul lavoro sono 43, i lavoratori stranieri 108. I settori più a rischio sono le costruzioni, le attività manifatturiere, i trasporti e magazzinaggio, seguiti dal commercio. Ma anche gli infortuni non mortali sono in aumento, 109 mila donne e 180 mila uomini. Gli infortuni per lavoratori stranieri sono 60 mila. Ma spesso i lavoratori stranieri non denunciano gli infortuni.
I dati INAIL sono impressionanti, 502 vittime nel primo semestre 2025 significa circa tre morti al giorno, tutti i giorni. La CGIL continua la sua battaglia contro gli “omicidi” sul lavoro, ma spesso viene isolata, tacciata di estremizzare la questione, ma il dato INAIL è chiaro: 502 morti in sei mesi, che non possono passare inosservati, ma devono essere ricordati per dire basta a questa strage silenziosa.
Claudio Caldarelli

