Rischiare la vita per studiare. I sogni delle giovani ragazze dell’Amazzonia peruviana
Le storie delle giovani dell’Amazzonia, fanno pensare alla loro realtà, alla nostra impotenza e a quante, troppe verità nascoste ci vengono negate a livello di informazione. In un mondo di cui pensiamo di sapere tutto e invece ignoriamo tutto.
Ebbene a Loreto, cuore dell’Amazzonia peruviana, le scuole funzionano a singhiozzo. Come ogni anno, anche stavolta le campanelle sono suonate in ritardo: non ad aprile, come nel resto del Paese, secondo il calendario dell’emisfero australe, ma almeno un mese dopo. La causa principale è la mancanza di insegnanti, conseguenza di un sistema amministrativo corrotto che attribuisce spesso le cattedre in cambio di tangenti.
Una volta iniziate, poi, le lezioni sono state sospese a causa delle inondazioni. L’innalzamento e l’abbassamento del livello del “grande fiume” qui, nella selva, disciplinano la vita degli abitanti. Un tempo regolari, ora sono estreme e inaspettate a causa dei cambiamenti climatici. Le lezioni, dunque, si interrompono d’improvviso e, nello stesso modo, riprendono.
A volte l’unica alternativa è lasciare le comunità locali per proseguire la formazione ma nelle città trovano violenza, abusi, sfruttamento ed estrema miseria.
Esmeralda ha 17 anni e sogna di diventare ostetrica: vuole aiutare le donne, spesso giovanissime, che hanno necessità di un operatore sanitario il quale dia loro fiducia.
È il suo desiderio ma si rattrista quando pensa al fatto che non ha i mezzi per continuare gli studi. Si sente disperata, rassegnata, rabbiosa per non riuscire a realizzare ciò che desidera così intensamente e fortemente.
Loreto, la regione amazzonica più grande del Paese, è la seconda nella classifica dello sfruttamento delle risorse naturali nazionali. Per più di 50 anni dalle sue viscere è stato estratto il petrolio, che ha portato tanta ricchezza ai governi in carica. Ai residenti, invece, ha lasciato solo terre rubate e miseria, nulla è rimasto. Migrare è quasi un obbligo per le famiglie che cercano di garantire un domani un po’ migliore ai propri figli. E soprattutto alle figlie. Il trasferimento per ragioni di studio è una delle esperienze più complesse per le adolescenti delle comunità amazzoniche.
Sulle rive del Marañon, le ragazze completano la loro istruzione superiore con tanti sforzi. La sfida maggiore sono gli spostamenti, in genere lunghi, per raggiungere in sicurezza i luoghi in cui ci sono le scuole secondarie. E la fatica non termina con il diploma. Anzi aumenta, poiché proseguire la formazione tecnica o universitaria implica l’allontanamento dai villaggi e la migrazione in città.
Quest’ultima avviene in scala: da comunità a comunità più grandi, da comunità più grandi a piccole città e, infine, Iquitos, capitale della regione, dove, nella maggior parte dei casi, le studentesse vivono in estrema povertà nei quartieri periferici, senza acqua né servizi.
Perché l’istruzione femminile in Amazzonia riflette le disuguaglianze sociali. Veronica, che ha appena terminato la scuola superiore, è preoccupata non solo per la sua situazione economica, ma anche per le sfide che l’attendono nella prosecuzione degli studi. «Ho paura di non essere all’altezza, di non superare l’esame di ammissione all’università. La nostra formazione è molto inferiore rispetto a quella degli istituti di Iquitos o di Lima».
Leysi ha 16 anni ed è emigrata a Nauta dalla piccola comunità sul fiume Marañón. La sorella ha fatto lo stesso quando aveva solo 11 anni. I genitori non hanno potuto seguirle perché la terra era l’unica fonte di sostentamento. Le hanno affidate, dunque, ai parenti.
Per una ragazza sola è più pericoloso perché affronta molti rischi. In classe si sentono spaesate e allora iniziano a metterti da parte, a discriminarti, a bullizzarti. Molte giovani poi parlano solo la lingua indigena e devono affrontare anche il problema di farsi comprendere.
Il passaggio da una comunità a una periferia urbana è un’esperienza molto dura. Non è facile per gli indigeni conservare i lori sogni quando vanno via da casa. Devono affrontare molte sfide: si sentono invisibili, discriminati, le donne rischiano di cadere vittime di tratta e di violenza, non hanno soldi. Alcune ragazze smettono di sognare e cercano di adattarsi. Esistono borse di studio nazionali, come la Beca 18, per le indigene che ottengono ottimi risultati. Anche per chi riesce ad accedervi, però, la realtà nelle università resta critica. Tante non possono pagare il biglietto del trasporto pubblico, o vanno a lezione senza mangiare per tutto il giorno.
Un’indagine condotta nel 2023 da “Chs Alternativo”, che si occupa di questioni migratorie nella regione, ha rivelato una catena di sfruttamento sessuale di molte donne indigene di età diverse. Catturate con false promesse di lavoro, finiscono per subire violenza e sfruttamento. Non ha smesso di essere comune per le famiglie facoltose delle città recarsi nelle comunità alla ricerca di giovani da reclutare come domestiche. Ai genitori promettono che le faranno studiare in cambio di un piccolo aiuto. In realtà diventano vere e proprie schiave, incapaci di fuggire perché il territorio urbano in cui si trovano è per loro del tutto estraneo.
In altre parole, il sogno, la voglia di studiare è un ostacolo per tutte le giovani dell’Amazzonia peruviana, perché non sempre le cose basta volerle e gettarsi a capofitto nella propria voglia di realizzare quel futuro sempre desiderato, spesso gli ostacoli da affrontare sono enormi, decisamente insuperabili, difficilmente concretizzabili.
E allora ci si lascia un po’ morire, quando fioche diventano le ultime luci di speranza.
Stefania Lastoria

