Beppe Alfano, la voce che non volle tacere

La sera scendeva piano su Barcellona Pozzo di Gotto, e con lei quel silenzio che non è mai davvero silenzio. Beppe Alfano lo conosceva bene. Era il silenzio delle strade che sanno, delle finestre chiuse troppo in fretta, delle parole non dette. Lui invece parlava. Scriveva. Faceva nomi e questo, da quelle parti, non era perdonato.

Beppe Alfano era un giornalista, ma prima ancora era un uomo ostinato. Un professore di lettere che aveva scelto la strada più scomoda, quella dell’inchiesta fatta da solo, senza grandi redazioni alle spalle, senza protezioni. Aveva un computer, una stampante, qualche fonte fidata e una convinzione semplice: se vedi qualcosa che non torna, lo devi raccontare.

Raccontava di mafia quando molti facevano finta che non esistesse. Raccontava dei rapporti tra i boss e la politica, dei traffici, delle connivenze. Lo faceva su piccoli giornali, su fogli locali, spesso pagati di tasca sua. Nessun eroismo, solo un senso testardo del dovere e una vita che diventava ogni giorno più stretta.

Le minacce arrivavano. Le avvertiva nell’aria, negli sguardi, nelle telefonate mute. Sapeva di essere solo, ma non smetteva. Continuava a scrivere anche quando gli dicevano di lasciar perdere, di pensare alla famiglia, di abbassare la testa. Lui no. La testa la teneva alta, anche se questo significava camminare sul bordo.

La sera dell’8 gennaio 1993 tornava a casa. Pochi passi, il portone, la luce fioca. I colpi arrivarono alle spalle. Rapidi. Precisi. Un’esecuzione. La mafia non ama il rumore inutile. Uccide e poi torna a tacere.

Dopo, come spesso accade, arrivarono le parole. Le commemorazioni, le promesse, le frasi giuste al momento giusto. Ma Beppe Alfano restava lì, nella sua storia incomoda. Un uomo che aveva visto troppo e aveva deciso di non far finta di niente.

Ricordarlo non significa farne un simbolo distante. Significa pensarlo vivo, con le sue paure, la sua solitudine, la sua scelta quotidiana di non voltarsi dall’altra parte. Perché la mafia teme questo più di ogni altra cosa. Un uomo normale che decide di raccontare la verità. Anche quando sa che potrebbe costargli tutto.

di Eligio Scatolini e Giuliana Sforza

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