Brandizzo: mezzanotte e sette minuti

Mezzanotte e sette minuti. Binario uno della stazione di Brandizzo. C’è un silenzio strano in queste ore, un silenzio fatto di metallo freddo e di nebbia che sale dalle risaie. È un silenzio che aspetta.

Cinque uomini sono lì, sul binario. Hanno le pettorine fosforescenti che brillano sotto i lampioni gialli della stazione. Sono uomini che conoscono il ferro, il grasso e la ghiaia. Kevin, Michael, Giuseppe, Alex e Saverio. Stanno lavorando. Sostituiscono un pezzo di ferro, una rotaia, una manutenzione necessaria per il passaggio dei treni, per rendere il viaggio degli altri più sicuro. È un lavoro normale, faticoso, di quelli che si fanno quando il mondo dorme perché di giorno, ci sono troppi treni che non permettono di avere spazi di tempo per intervenire.

Poi, improvvisamente, accade qualcosa che non dovrebbe accadere.

C’è un buio che corre. Si chiama treno tecnico, un convoglio che viaggia a centosessanta chilometri orari. È un proiettile di tonnellate di acciaio che fende la notte. Non fischia, non rallenta. Perché chi guida non sa che su quei binari ci sono delle vite. E chi è sui binari non sa che quel proiettile sta arrivando.

È un attimo. Un soffio di vento gelido e un rumore che spacca il petto. In quel momento la sicurezza diventa un foglio di carta che vola via, una comunicazione che non è arrivata o che è stata capita male. La burocrazia delle ferrovie, fatta di permessi e di tempi da rispettare, si scontra con la realtà brutale del metallo.

Cinque vite si spengono così, nel buio del torinese. Restano solo gli attrezzi sparsi sulla massicciata, una borsa con del cibo rimasta intatta e il silenzio che torna, ancora più pesante di prima. Un silenzio che interroga.

Perché erano lì? Perché quel treno correva se c’era un cantiere aperto? La giustizia cercherà i responsabili, scaverà nei registri e nelle telefonate. Ma quello che resta, oltre le carte dei tribunali, è il vuoto nelle case di cinque famiglie che aspettavano un ritorno all’alba.

È una storia italiana, purtroppo. Una storia di chi esce per guadagnarsi il pane e non torna perché il sistema si è inceppato. Brandizzo non è solo un nome sulla mappa ferroviaria. È una ferita aperta che ci ricorda quanto sia fragile la vita quando si incrocia con la fretta e con l’errore umano.

Guardiamo quelle luci blu dei soccorsi che lampeggiano nel buio. Guardiamo quelle rotaie che ora sembrano lunghi nastri d’argento e proviamo a chiederci come sia possibile morire così, mentre si cerca di far funzionare il mondo.

di Eligio Scatolini

Please follow and like us:
fb-share-icon
Wordpress Social Share Plugin powered by Ultimatelysocial
WhatsApp
YouTube
Copy link
URL has been copied successfully!