Due gemelline di un anno affogate nel Mediterraneo
Il mare nostrum, ovvero mostrum, continua a fagocitare carne umana. Mai sazio. Mai satollo. Inghiotte in un sol boccone due gemelline e di un anno. Al largo di Lampedusa. Erano partite dalla Nuova Guinea. Un viaggio drammatico, fatto di violenze di ogni genere, di fame, di sete, di stupro. Il barcone capovolto, cadono tutti in mare, le urla sono coperte dalle onde. Le mani cercano altre mani. La madre cerca le figlie, le due gemelline di un anno. Tra le onde alte del mare mosso. Beve acqua salata. Gli si gonfia lo stomaco. Urla, si dispera, tra le onde, cerca le mani. Le piccole mani delle sue due bambine di un anno. Non le trova.
Le 61 persone tratte in salvo, tra cui la madre delle gemelline affogate, sono sbarcate ieri a Lampedusa. Una traversata in condizioni disperate, aggravate dal ciclone Harry. Hanno raccontato di essere partire dalla Tunisia, di aver affrontato per tre giorni il mare in tempesta.
I viaggi della speranza si trasformano nei viaggi dell’orrore, in mancanza di vie regolari e sicure. Il Mediterraneo continua a far morire migliaia di persone, donne e bambine. Dal 2024 sono più di 30.000 i migranti morti o dispersi. Tutti i giorni ci sono naufragi, centinaia di persone che affondano senza speranza perché non sono aiutati e accolti. L’Europa non accoglie, respinge. Non aiuta neanche i bambini, e le tragedie aumentano.
Due gemelline di un anno sono morte. Affogate. Nel nostro mare. Avevano un anno. Non avevano ancora un nome. Sono annegate. Sole. Urlando. Disperate. Urlavano. Piangevano. Mentre il nostro “bellissimo” mare le tirava giù. In fondo. Nel fondo. Piangevano. Piangevano. Piangevano.
Claudio Caldarelli

