Nodo alla gola della fede imperiale

Basta questa immagine postata da Trump sul suo Truth Social, a dire da sola quanto nel mondo la religione sia in crisi. Nessun potente, prepotente e strafottente avrebbe pensato e si sarebbe mai permesso di sfregiare con simile un oltraggio la fede oggi prevalente nel mondo, ossia quella riconosciuta da più di due miliardi di cristiani. Se lo ha fatto, significa che sentiva di poterselo ampiamente permettere, proprio per l’attuale stato di salute tutte le religioni sulla faccia della Terra, non solo di quella cattolica. Il successivo attacco frontale a Leone XIV, il Papa americano, ha dimostrato che quel post non era affatto uno schizzo o schiribizzo mattutino del suo diavolo per capello. Ormai siamo ben oltre la famosa frase di Stalin: “Ma quante divisioni ha il Papa?”, alla quale – quando il leader sovietico nel 1953 è morto – Papa Pacelli avrebbe risposto: “Ora Stalin vedrà quante divisioni abbiamo lassù”. Adesso le divisioni papali – terrestri o celesti – sono direttamente loro: i potenti del mondo. Non solo e non tanto quelli politici, ma quelli reali, economici, tecno-scientifici. Trump mette nella sua immagini gli aerei che colpiscono con missili ad alta tecnologia distruttiva gli impianti tecno industriali degli ayatollah iraniani. Lui sì, è Cristo che cura l’Occidente malato, ma micidialmente tecno armato. Non solo, ma addirittura è un Messia Atomico, pronto a radere al suolo un’intera civiltà. D’altronde anche i turbanti sciti aspirano a una tale versione del profeta, ma intanto contrattaccano, non agitando il libro sacro e invocando il loro dio, ma colpendo gli alleati locali degli americani con droni altrettanto digitalmente letali. La vera religione del presente – in ogni zona del mondo – è ormai l’Apparato Tecnico. Senza di esso nessuna fede, credo, ideologia o visione politica avrebbe più alcuna possibilità persino di avere il diritto a balbettare ancora.

Si è verificata un’immane inversione nella dialettica tra mezzi e fini. Se prima i mezzi erano del tutto subordinati agli scopi finali, oggi essi si mostrano così imprescindibili, cruciali, decisivi per affermare i fini, da richiedere i maggiori investimenti economici, risorse umane, scientifiche e operative, cure, strategie di costruzione, accumulo, perfezionamento, addestramento permanete e uso. I mezzi tecnologici sono ormai i veri nuovi idoli da adorare e a cui subordinare, sacrificare ogni altro culto. I vecchi solo forsennati alibi ideologici al servizio della sempre più davvero forsennata produzione di tecno-mezzi.

L’ultimo rapporto Censis 2025 su Italiani, fede e Chiesa, ci dice che il 71,1% della popolazione si definisce cattolica, ma solo il 15,3% si dichiara praticante. Quella prevalente, vasta zona grigia, avvertendo il bisogno di un valore di riferimento superiore, si tiene quello che gli ha trasmesso la famiglia fin dall’infanzia, ma lo individualizza, se lo aggiusta ai frangenti della vita pratica e delle proprie inclinazioni. Significa che non esiste più come fenomeno di massa, ma come un pulviscolo molecolare che può assumere via via diversi assetti sparsi contingenti. Nelle nuove generazioni quel 71,1% degli adulti si crolla al 58,3% come riferimento individuale e al 10,9% come pratica, proprio perché l’insegnamento familiare e scolastico è decisamente diminuito. Soprattutto non si crede più nelle istituzioni della Chiesa, al massimo nelle singole figure di un sacerdote, di un prete, di una suora, o catechista. Solo Papa Francesco aveva capito la vera portata di questa crisi delle religioni nell’epoca della tecno-scienza e cercava non semplicemente di aprire, ma di spalcare la Chiesa al nuovo orizzonte epocale. Orizzonte lungo il quale essa stessa doveva mutare, ridislocarsi, altrimenti sarebbe stato soltanto un mero rifacimento di superfice. Questo proprio perché il riferimento a un qualche valore superiore è ineliminabile. E oggi Trump carica frontalmente il Papa americano, dicendogli che egli è là grazie a lui, ossia per essere contro di lui, con i suoi discorsi su Cristo che non ammette e non benedice la guerra. Perché quel valore, quella verità superiore il post-imperatore Donald I vuole che sia carne della sua carne, sangue della sua tecno potenza mediatica, militare, economica. Non a caso il social di sua proprietà si chiama Truth, Verità. Non può rischiare di smarrire la scia di credo cieco e accecato che lo ha fatto vincere e che ora sta rischiando di far precipitare in una discarica della Storia insieme a lui. Se la fede, infatti, è in crisi per tutte le religioni, quella imperiale non può che svelarsi per lui come un fatale nodo scorsoio alla gola.

di Riccardo Tavani

 

 

Please follow and like us:
fb-share-icon
Wordpress Social Share Plugin powered by Ultimatelysocial
WhatsApp
YouTube
Copy link
URL has been copied successfully!