Il buio, la strada, e poi il silenzio.

È una notte qualunque quella del 13/14 luglio 2019. Una di quelle notti d’estate in cui l’aria è tiepida e i pensieri scorrono leggeri, come le ruote di un’auto che torna a casa. Quattro giovani sono in macchina, una piccola Ford Fiesta, percorrono la strada che viene da Jesolo. Quattro ragazzi poco più che ventenni. Riccardo Laugeni, Leonardo Girardi, Eleonora Frasson e Giovanni Mattiuzzo. Hanno passato la serata insieme, come si fa a quell’età. Ridere, scherzare, fare progetti.

Strada Regionale 43, incrocio via Pesarona, dove accanto scorre l’omonimo canale. Al volante c’è Riccardo, 22 anni. Non sta correndo. Il contachilometri segna circa 77 Km/h. Una guida prudente, tranquilla. La guida di chi vuole solo riportare gli amici a casa sani e salvi.

Ma il destino, a volte, ha i fari spenti e il sangue alterato dall’alcol.

All’improvviso, il buio si squarcia. Un’altra auto piomba su di loro. Non ha un percorso lineare, ha una traiettoria impazzita ad una velocità di 100 Km/h. Chi guida quell’auto ha deciso, forse senza nemmeno rendersene conto, che la propria vita e quella degli altri non valgono nulla. C’è uno speronamento. Violento. Terribile.

La macchina di Riccardo viene sbalzata fuori dalla carreggiata. Finisce giù, dentro l’acqua fredda del canale Pesarona.

L’auto che si inabissa, il panico nel buio con l’acqua che sale.

Quattro ragazzi muoiono così, annegati dentro la lamiera di quella piccola Ford Fiesta. E l’altro conducente? L’uomo che ha provocato l’inferno? Scappa. Sparisce nella notte, lasciandoli lì.

Qui la storia devia dall’asfalto della strada ed entra nelle aule di tribunale.

Romina Ceccato è la mamma di Riccardo. È una madre che da quella notte non dorme più. Dice una cosa che fa riflettere, dice che “una volta il suo cuscino era morbido e soffice, mentre ora è pieno di bozzi, duro, impossibile da usare”. Perché dentro, nell’anima, lei è morta insieme a suo figlio.

E poi c’è la giustizia. Quella che per lo Stato è fatta di codici e procedure, ma che per le vittime sa di beffa. Arresti domiciliari per chi è fuggito. Un rito abbreviato. Sconti di pena. Romina si chiede: “La legge è davvero uguale per tutti? O forse è uguale solo per i parlamentari, per le istituzioni, mentre per noi comuni cittadini le porte rimangono chiuse?”

Ma Romina non ha scelto il silenzio. Ha scelto di trasformare il dolore in una forza che urla, che chiede ascolto. Ha fondato un’associazione. Si chiama “ALBA – Luci sulla buona strada” – https://share.google/suIAEjyfn3aU301by.

Non è più il tempo dei rinvii o delle fredde statistiche divisionali. Il grido che si leva dall’associazione Alba è quello di una madre arrabbiata, stanca di assistere a una strage silenziosa che continua a consumarsi sotto gli occhi di tutti.

L’Associazione denuncia il drastico allontanamento dagli obiettivi europei e nazionali sulla sicurezza stradale, dice Romina “Ci eravamo prefissati l’obiettivo zero vittime entro il 2050, un traguardo che intende la salvaguardia della vita umana a 360 gradi, trasversalmente per tutte le fasce d’età. Ma la realtà che abbiamo davanti ci dice tutt’altro, i dati parlano di incidenti in costante aumento, non in diminuzione. Di questo passo, se continuiamo così, non riusciremo a salvare una sola vita nemmeno entro il 2030”. Romina continua e dice: Ho portato la questione direttamente nella Capitale, sollecitando un intervento immediato da parte delle istituzioni centrali di prendere atto delle criticità di questo Piano Nazionale. Perché soltanto quando ci scappa il morto si sentono i ministri e poi spariscono? Io come mamma e come presidente di Alba dico che non possiamo più aspettare. Stiamo dialogando in tutti i territori per istituire un Osservatorio Nazionale che rimetta finalmente mano a ciò che è fermo in Parlamento”.

Le richieste di ALBA alle istituzioni e ai Ministri sono chiare, precise, urgenti:

  • Educazione stradale attiva: Entrare nelle autoscuole e nelle scuole di ogni ordine e grado per parlare direttamente ai ragazzi, perché i giovani ascoltano quando gli si parla al cuore.
  • Riforma delle pene: Stop ai “contentini” e ai riti abbreviati indiscriminati per chi uccide sulla strada. Chi sbaglia, deve pagare.
  • Osservatorio Nazionale: Istituire un piano nazionale e un osservatorio permanente per la sicurezza stradale.

C’è una proposta di Legge, la n. 431:

https://documenti.camera.it/_dati/leg19/lavori/schedela/apriTelecomando_wai.asp?codice=leg.19.pdl.camera.431.19PDL0008830#FR che intende modificare l’articolo 284 del codice di procedura penale, in materia di determinazione del luogo di esecuzione degli arresti domiciliari, ma questo non basta.

Romina Ceccato lancia un appello, un grido d’aiuto per una collaborazione con le istituzioni, altre Associazioni simili, giornali, televisioni, per far sì che le vittime della strada non siano mai più considerate vittime marginali. La strada è di tutti, e tutti ci camminiamo ogni giorno. Perché la vita è un dono, viene data una volta sola, e proteggerla è un dovere di tutti.

di Eligio Scatolini

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