Disclosure Day

C’è una parola cruciale, una sola parola, nel più classico faccia a faccia cinematografico tra il personaggio cattivo, e quello buono. Questa parola è empatia. Può anche sfuggire, perché il film è un fiume in piena di dialoghi, parole e frasi come pallottole sibilanti, colpi di scena, rovesciamenti di fronte, suspense, inseguimenti mozzafiato, disvelamenti improvvisi, ma prima oculatamente seminati, preparati. Empatia, però, questa semplice parola è come un improvviso, ruvido chiodo da vecchio carpentiere piantato lì per dare un primo senso universale a tutto l’infernale rotore tecno-scientifico e solo apparentemente fantascientifico in movimento. L’attuale realtà impazzita, quella rappresentata dentro lo schermo, e quella che stiamo tutti vivendo sulle nostre strade, ha urgente bisogno di umana empatia, perché essa è l’unica, autentica radiazione di fondo, originariamente pulsante nell’universo.

Il film ha diviso verticalmente critica e pubblico, e su questo non c’è poco da dire: è un dato di fatto. Bisognerebbe, però, andare oltre i fanatismi da superesperti sugli stilemi narrativi e iconografici del genere fantascentifico. Steven Spielberg, infatti, è la quarta volta che torna sul tema degli extraterrestri, ma mai come questa volta lo fa per parlare di noi terrestri. Un mondo sull’orlo di una crisi internazionale (come di fatto lo siamo veramente), dove tutto è dominato da sistemi di Intelligenza Artificiale che riescono a controllarti, entrarti e condizionarti fin sotto sotto pelle. Nessuno può sfuggire. Un ragazzo ci prova. Genio informatico matematico, ex carcerato, ha con sé una messe di schede elettroniche con dentro uno stravolgente segreto planetario, hanno tenuto blindato dagli Usa durante tutta la storia nazionale e internazionale degli ultimi 80 anni. Obiettivo del ragazzo, di chi lo aiuta, lo guida, lo spinge alla meta è il DD, il Disclosure Day, il giorno della rivelazione per l’intero pianeta in collegamento simultaneo su tutti i piccoli e grandi devices, display, schermi disseminati in ogni angolo del Terra. Con lui due donne, una ex novizia, e una annunciatrice del meteo-tv, con improvvise doti di interiore pluri-veggenza empatica.

La Terra non è isolata, non lo è nella pura dimensione esistenziale, che è infinita: extraterrestri o meno. L’Universo respira in ogni singola cellula vivente e anche molecola inerte; dentro e fuori ogni nostra singola sinapsi celebrale. I veri alieni siamo noi, che ci scontriamo dentro una realtà falsa, artefatta, perché la consideriamo arrotolata, limitata dentro i confini di una palla di fango, roccia e delirio di potenza. Grandi interpretazioni attoriali, soprattutto quella di Emily Blunt, davvero magistrale. Distribuzione: Universal Pictures. Durata:145 minuti.

Riccardo Tavani

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