La città dei bambini, ossia della Terra intera

La regista documentarista Emanuela Tomassetti prende le cose molto sul serio. Dopo i tanti temi alla base dei suoi diversi e precedenti lavori, ora affronta quello dei bambini. Ancora meglio: quello della possibilità dei bambini di ideare un città a loro misura. E la prima cosa allora da fare è prendere ragazzine e ragazzini per quello che sono: persone a tutti gli effetti. Non persone a metà, in attesa di attestato di interezza esistenziale, rilasciato da chi questo attestato non lo può dare, perché spesso ne è privo anche lui. Ricordiamo che la parola infanzia, sta per mancanza di favella, di parola, ossia di logos, ragionamento. Una volta in possesso della facoltà locutiva, però, siamo persone: con le loro peculiarità, tra l’altro meravigliose, ma pienamente persone. Ossia soggetti di rispetto, oltre che capaci di diritti e di doveri. Chi lo disconosce, nei propri atti pratici e linguistici, dimostra lui di non esserlo pienamente lui persona.

Attraverso questo suo ultimo film, La città dei bambini. L’utopia di Francesco Tonucci, l’autrice risale attraverso tutta la vicenda di uno studioso italiano di grande valore  e tenacia scientifico-pedagogica-umanista che ha posto questo assunto alla base della sua lunga opera. Nato a Fano e formatosi a Milano con filosofi del calibro di Gustavo Bontadini, maestro anche di Emanuele Severino, Tonucci è arrivato presto al vero nocciolo del problema. Le città, quelle riedificate subito dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, una loro guerra strutturale la stanno continuando: proprio contro i bambini che vi nascono. Sono una loro negazione esistenziale alla radice; prigioni cementizie, divoratrici di prati e parchi, di gioco, libertà di movimento, attentato permanente a mezzo motori a scoppio contro la loro incolumità. La città post bellica è progettata e ferro-cementata solo a fini produttivi e profittuali, perché questo il cerchio dell’apparire, l’orizzonte dentro il quale il quale restringere le proprie pulsazioni respiratorie, vitali, ludiche e mentali. Soprattutto quello che viene imperiosamente abolito è l’unico, autentico mestiere della persona ragazzina: il gioco.

Fano è la prima città al mondo che apre ufficialmente, attraverso le sue istituzioni comunali, a questa possibilità di Città salvata dai ragazzini. Ma l’esempio e l’insegnamento di Tonucci si diffondono presto in altre città, come San Giorgio a Cremano, e altre zone del mondo, soprattutto in Spagna e America Latina. Con acutezza e chiarezza estrema, in un intreccio di contenuti e forma cinematografica, il documentario enuclea tutti i principali nodi pratici, teorici, strategici sedimentati dentro questa preziosa proposta di ridisegnare l’urbanistica planetaria a misura bambina. E si tratterebbe, a ben vedere, solo di un ritorno al futuro. Limitare la velocità automobilistica a 30, 10 Km/h, svuotare dei veicoli i centri, permettere alle bambinesche di perdersi lontano da casa, seguite di sguardo in sguardo, di voce in voce,  dal vicinato diffuso, è proprio riportarci alla tessitura urbana amicale, ludica, formativa del carattere, della personalità, dell’apprendimento naturale in termini di conoscenza, pensiero e azione.

Riccardo Tavani

Please follow and like us:
fb-share-icon
Wordpress Social Share Plugin powered by Ultimatelysocial
WhatsApp
YouTube
Copy link
URL has been copied successfully!