Stati d’animo

Il conflitto interiore esteriorizzato della crisi dei valori etici e morali della borghesia zarista, nasce dalla esperienza diretta di un giovane Čechov , in grado di evocare personaggi in crisi nervose e isterie. Al teatro Quirino di Roma il grande regista Peter Stein mette in scena “Crisi di nervi”, tre atti unici analizzati nei minimi particolari e recitati magistralmente da Maddalena Crippa, Sergio Basile, Alessandro Sampaoli, nel primo atto “L’orso”. Nel secondo atto “I danni del tabacco” Gianluigi Fogacci e nel terzo atto “La domanda di matrimonio” Alessandro Averone, Sergio Basile e Emilia Scatigno. La regia di Stein è un tocco magico che mantiene alta la tensione, lasciando spazio alla ironica comicità senza scadere nel farsesco. Ogni battuta, ogni movimento, ogni piccola espressione, sono il lavoro minuto di un cesellatore di altissimo livello, che attrae il pubblico dall’inizio alla fine, scardinando lo spazio della quarta parete, riassorbendola nel ritmo della recitazione.

La crisi nervosa dei rapporti di coppia, esplode con una corte carica di cinismo della sincerità, in tutte le sue forme, mettendo alla berlina le apparenze decadenti di una borghesia sull’orlo del disfacimento. Peter Stein ci offre tre atti di precisione chirurgica della recitazione con rigore filosofico e filologico. L’umana ipocrisia dei personaggi, ridicolizzati dal loro stesso egocentrico egoismo, rappresentata in tre atti di nevrotica disumanità borghese oltre ogni limite del ridicolo, preda di ingordigia e cupidigia, falsità e incapacità emotiva. La sconfitta dell’amore, in tutte le sue forme, come sentimento di emozione e purezza. Uno spettacolo dentro una scenografia minimale che valorizza ogni battuta dei personaggi che indossano costumi che sono vere opere d’arte create da Anna Maria Heinreich. “L’estrema comicità, l’esasperazione e gli eccessi di crudeltà utilizzati dall’autore, possono funzionare soltanto se accompagnati da un sottofondo realistico e psicologicamente giustificato”.  Crisi di nervi, un capolavoro senza smagliature in cui il testo eccezionale viene sapientemente sollevato e reso immortale dalla regia di un “monumento del teatro europeo: Peter Stein.

Claudio Caldarelli

 

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