Riapre a Roma il Cinema Azzurro Scipioni

Il regista Silvano Agosti, come noto, è l’artefice di questa impresa che in quarant’anni ha raccolto intorno a sé i cinephile romani e molti famosi registi, autori, attrici e attori del cinema italiano e internazionale. La sala ha riaperto solo per alcuni giorni tra la fine di questo maggio e l’inizio di giugno 2024. Nel classico stile di Agosti, chiunque poteva entrare, sedersi sulle nuove poltrone azzurre e vedere gratuitamente tutti i film in programmazione. A questa prima riapertura ne succederà una immediatamente successiva, ancora temporalmente limitata, con una rassegna e qualcos’altro, sempre a seduta e veduta cinematografica gratuita. Poi l’apertura definitiva, con la quotidiana programmazione di qualità e costo popolare dei biglietti, mi assicura Lorenzo Negri, storico direttore della sala e attore in diversi film di Silvano Agosti.

Scatto un selfie con lui nella luce pomeridiana fuori dell’Azzurro Scipioni. Ci conosciamo da quei quaranta e più anni di apertura della sala. Siamo entrambi invecchiati, e lo scatto a volo con il mio smartphone lo mostra. Guarda il selfie, anticipo la sua obiezione, lo riscatto per attenuare l’effetto Volver, dal noto tango di Carlos Gardel: Volver/
Con la frente marchita/
Las nieves del tiempo platearon mi sien
, Ritornare/ Con la fronte ap­pas­sita/

Le nevi del tempo ar­gen­ta­rono la mia tem­pia. Approva il secondo selfie e mi regala una copia del suo romanzo Il giudice, Edizioni L’Immagine.

Rivolgendosi al pubblico che riempie la sua sala rinnovata, invece, la parola poetica di Silvano risuona sempre inalteratamente, anzi, originariamente  giovane. Sì, perché lui è un vero poeta della parola. Non solo di quella scritta, che si può leggere nei libri in prosa e poesia esposti nella piccola hall del cinema. Ma soprattutto della parola libera, colloquiale quotidiana, nel modo suadente di offrire il suo pensiero non solo, non tanto sul cinema, ma sulla vita, l’esistenza intera. Ho condotto con lui per diverso tempo una seguitissima trasmissione radiofonica. Appena la sua voce poetica attingeva l’etere, il centralino della radio iniziava immediatamente a essere subissato di telefonate, di ascoltatrici e ascoltatori che volevano dialogare con lui. Come quando invitava: “Adesso mettete tutte, tutti un fiore sul bavero, stabilendo insieme che sia un segnale, in autobus, sulla metro, nelle strade, che vogliamo fare l’amore”.

Concludendo il suo saluto al pubblico prima del film in programmazione ha invece detto: “Vi lascio con una poesia. Breve, non temete, anzi brevissima, di appena due versi: “Quando un amore finisce/ vi segnala che non è mai esistito”.

Alla fine del film, nella hall, sulla strada davanti l’ingresso dell’Azzurro Scipioni, continua il dialogo del pubblico con lui. Anche riprendendo quei due versi. Silvano Agosti è stato anche amico, interlocutore, beniamino del suo concittadino bresciano Emanuele Severino, il grande filosofo italiano scomparso nel 2020. E nelle sue risposte questa consuetudine allo sguardo esistenziale emerge come uno sfondo inalterabile, pur nella coniugazione del tutto personale, poeticamente ottimistica e gioiosa di Agosti.

Riaprire una sala alla bella età di 86 anni è anche una sfida contro le leggi del mercato, del cinema commerciale e industriale. Il suo logo recita: “Azzurro Scipioni dove il cinema è  arte”. Sarebbe sufficiente limitarsi a – dove il cinema è, perché il vero cinema non può che essere altro che arte, poesia esistenziale. Poi c’è il cinema d’intrattenimento, il quale svolge però tutt’altra funzione sociale. Anche quella di distrarre, divertire, ossia de-vertere, volgere altrove lo sguardo. O di disinnescare il diritto alla bellezza, al suo più autentico godimento,  insieme al pensiero critico che sempre l’accompagna. All’Azzurro Scipioni e con Silvano Agosti troverete sempre questo – è.

Riccardo Tavani

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