Cadaveri in mare

Il mare, un cimitero senza tombe. Il mare, un cimitero senza croci. Il mare, un cimitero senza nomi. Il mare, il nostro mare: il mare nostrum, ci restituisce cadaveri senza nome. Ci restituisce corpi, straziati, vilipesi e mangiati, scarnificati, di bambini senza colpe. Questo mare, così grande, così immenso, non è in grado di fagocitare e digerire le migliaia di corpi di donne, uomini e bambini, che ogni mese, ogni giorno, affondano nelle sue viscere.

Ogni giorno vengono avvistati corpi, in avanzato stato di putrefazione, che galleggiano. Ogni giorno decine di corpi scarnificati, spiaggiano sulle rive delle nostre isole. Sulle nostre spiagge, tra l’indifferenza dei governi, per i quali sono solo un problema da rimuovere. Non sono persone. Non sono vite. Non sono sorrisi. Sono un problema da rimuovere, magari da non far vedere in televisione, magari di non parlarne.

Per noi non sono solo corpi o cadaveri, per noi sono persone, sono donne, sono mamme, sono uomini, sono padri, sono bambini, sono figli, sono fratelli e sorelli. Sono esseri umani da accogliere e amare, senza respingimenti. Ma non è così. Per l’Europa dei confini, per l’Europa del difendiamoci dagli invasori, sono cadaveri in putrefazione da abbandonare al loro destino.

In pochi giorni sono stati rinvenuti sulle nostre spiagge, 15 corpi di persone affogate in mare, dal ribaltamento della loro fatiscente barca. Tre sono bambini. Nel trapanese è stato trovato un altro corpo, un’altra persona, sulla spiaggia. Un altro a San Vito Lo Capo, un’altra a Petrosino, un altro ancora a Custonaci, e quattro in Calabria.

Il mare vomita ciò di cui è disgustato nel digerire. Non vuole più corpi, persone di bambino da assorbire nella sua pancia. Ha il ventre pieno, saturo, di corpi, di persone, di gente senza nome ma che un nome lo aveva. Persone, donne e bambini, che non si terranno più per mano. Madri che non sorrideranno più ai loro figli. Figli che non chiameranno più mamma. In ogni corpo, in ogni persona c’è una storia, c’è una gioia o un dolore, c’è una o più vite. Ora non ci sono più. Sono spiaggiate, sulle nostre spiagge, scarnificate dai pesci e dalle acque salmastre, ma più di tutto sono statti condannati dalla indifferenza del nostro Paese e dalla Europa, che respinge invece di accogliere. Ma loro, i corpi, cioè le persone, cioè le donne e i bambini, tornano, sulle nostre spiagge a toglierci il sonno, se abbiamo una coscienza.

di Claudio Caldarelli

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