Vakhim, dall’Italia alla ricerca della Cambogia Madre
Vakhim, il titolo del film, è il nome di un bambino cambogiano adottato nel 2008, all’età di quattro anni, da una coppia romana, Francesca Pirani e Simone Borra. Che il film sia il racconto della sua vicenda appare scontato. La sua storia precisamente dal giorno ufficiale dell’adozione in Cambogia, fino a questi ultimi anni in Italia. Meno scontato è che l’autrice e regista del film sia la sua stessa madre adottiva.
Francesca Pirani, infatti, dopo aver essersi laureata in Storia e Critica del Cinema, completa la sua formazione al Centro Sperimentale di Cinematografia, e presso l’Accademia d’Arte Drammatica Silvio D’Amico. Poi passa all’operatività dei set, dedicandosi al cinema anima e occhi. È aiuto regista e co-sceneggiatrice di Marco Bellocchio, e successivamente autrice, in proprio e con altri, di una serie di lavori di diverso genere, ma tutti rientranti in una visione ben chiara, che lei chiama Un altro paese nei miei occhi. Nel frattempo batte il primo ciack pre-filmico, ma fondamentale per Vakhim: sposa Simone Borra. Lui è un illustre e compassato professore universitario in scienze statistiche, ma dall’adozione del bambino in Cambogia, alla realizzazione, promozione, proiezioni varie del film, si scatena quale risolutore di grane d’ogni genere, trascinante press agent, testimonial suadente, voce e faccia davvero d’un diverso umano nei nostri occhi.
È un documentario Vakhim? No, è cinema tout-court. E in quanto tale non si limita a riprodurre una realtà, ma la produce, la estrae direttamente dall’interno dei propri mezzi artistici. E Vakhim, in questo senso, è anche un film politico, in quanto si apre, si mostra alla agora, alla piazza della coscienza critica pubblica, alla polis, alla città, alla civiltà. Dai primi filmini casalinghi, che tuttə noi realizziamo con figliə e nipoti, magari con meno maestria di Francesca e Simone, ci si sposta verso il presente. Vakhim non solo cresce di età e di statura, va al ginnasio, al liceo, ma la famiglia adottiva scopre che c’è anche una sua sorella in Italia, a Riccione. È Maklin, che finite le medie superiori, si iscrive alla Facoltà di Architettura. Non alla più vicina Venezia, ma a Roma, per stare con il fratello. Siamo già nel pieno di un vero film, con tanto di trama e sottotrama narrative.
Scoppia poi sui media europei un polemica incandescente che va sotto il nome di Diaspora cambogiana. Si riferisce alle migliaia di bambinə via dal loro Paese causa, le massicce adozioni dei paesi occidentali. Francesca e Simone, pur senza alcunché che giuridicamente li obblighi, avvertono il senso morale di porre la questione a Maklim e Vakhim: volete tornare in Cambogia a conoscere la vostra vera madre, della quale non conservate più neanche il ricordo del volto?
A questo punto è davvero la più singolare arte cinematografica a impossessarsi della sua agente speciale a Roma, Francesca Pirani; a guidarla lungo un racconto di sconvolgente coinvolgimento emozionale, di luce passata e scomposta attraverso lo spettro di un diamante a scala di purezza massima; a farle tessere l’intrigo, l’affanno, la suspense mozzafiato del viaggio e della ricerca. E qui nessuna parola è in grado di riferire cosa avviene sullo schermo, ch’ogne lingua devèn, tremando, muta. E ammutolito, infatti, resta per la crescente sorpresa anche il pubblico, fino allo scrosciare impetuoso e liberatorio dell’applauso finale.

Al critico cinematografico non resta che segnalare un’altra pietra preziosa del film. Si tratta della colonna sonora composta da Tony Carnevale. Non un mero accompagnamento, ma l’autenticità di un vertiginoso frangente acustico del tessuto ottico, emozionale e politico imbastito dalla regista.
Land Distribuzione, per presentare il film nelle sale cinematografiche italiane, si avvale della presenza diretta di Francesca Pirani, Maklin Tosi, Simone e Vakhim Borra. Richiederlo nelle città nelle quali non è ancora arrivato sarebbe per la propria comunità davvero un inarrivabile dono. A Roma lo sta proiettando il Cinema Farnese, a Campo de’ Fiori, con permanente afflusso e apprezzamento del pubblico.
Riccardo Tavani

