L’ipocrisia nel dire: “Chiamatemi Giorgia”

Non basta aver fatto un po’ di opposizione, per richiamarsi ad una vocazione sociale                     

La vita di ogni cittadino va avanti più o meno con regolarità, tra crisi e riprese economiche, tra riforme e controriforme, tra scandali e inefficienze. Ma è solo quando accada qualcosa di personale che mini questa sua zona di confort, che si accorge veramente dell’assenza decennale della vera politica. E’ allora che in lui si scatena la voglia di cambiare, col cosiddetto voto di protesta, che a rotazione premia chi si erga al “nuovo che avanza”. Poi, appurato che questo presunto nuovo o sia incline a portare avanti solo i propri interessi personali (nascita di Forza Italia), o sia pieno d’incalliti politicanti (evoluzione del PD), o sia pieno di dilettanti senza idee chiarissime (Movimento 5 Stelle), o sia solo un vuoto contenitore di slogan populisti (la Lega di Salvini), l’italiano medio diserta sempre più le urne, così che pochi votanti scelgano i nostri rappresentanti. Ecco quindi arrivato anche il turno dell’ennesimo nuovo, dell’underdog, dei bistrattati post-fascisti, dei duri-e-puri sempre all’opposizione…è arrivato il turno di Giorgia (solo Giorgia, mi raccomando), la donna del popolo.

Premesso che di novità, di auto-definizione underdog, di bistrattamento, di perenne opposizione, un movimento politico che ha cominciato a governare  quasi trent’anni fa (!) non potrebbe certo parlare, c’è da chiedersi a quale “nuovo” si siano affidati oggi gli italiani: tanti rappresentanti di Fratelli D’Italia (anche cambiando partito) alla fine sono in politica da tanto tempo. La loro leader, in Parlamento non ancora trentenne e con primo incarico di ministro a trentuno, sono almeno 18 anni che campa di politica. Forse per vicissitudini personali non ha potuto studiare oltre il diploma ed ha dovuto vivere in un quartiere popolare, ma è veramente persona del popolo, cioè che opera per i bisogni dei cittadini che faticano ad arrivare a fine mese?

Dopo più di un anno e mezzo dal suo insediamento, di politiche rivolte veramente a sostegno di chi più abbia bisogno, non se ne sono viste. Anche quando si tagli il cuneo fiscale facendo nuovo debito, alla fine non si fa alcun interesse dei più deboli, perché quell’extra deficit, in qualche modo il cittadino lo dovrà comunque pagare, attraverso dei tagli di bilancio a scuola, pensioni o sanità. Nel contempo, la flat-tax riservata a Partite-Iva che guadagnino fino a 3 volte lo stipendio medio e la riduzione delle aliquote fiscali, quali categorie favorirà e quali penalizzerà? Una volta la cosiddetta Destra Sociale avrebbe fatto fuoco e fiamme contro gli evasori (traditori della Patria) a vantaggio di quel popolo che le tasse le paga. Ma forse, in tutti questi anni in cui Giorgia è arrivata a vivere bene, con la politica, ha dimenticato anche le sue radici.

Può capitare di dover prendere i mezzi pubblici alle 4 del mattino, in mezzo ai pendolari che vanno a tenere in piedi l’economia di questo paese. Può capitare di vedere quello che oggi sia il popolo dimenticato da chi governa, di ascoltare i pochi discorsi di chi riesca a non dormire in piedi, in attesa della propria fermata. Può capitare di osservare il loro abbigliamento, i loro visi invecchiati anzitempo, il modo in cui si muovano. Di certo non può capitare a Giorgia, che da anni ha dimenticato questo mondo, sa mai ne abbia fatto parte. A me invece capita e posso dire che non ho mai sentito parlare di Premierato forte, di sostegno agli imprenditori, di flat-tax, del paese che va benissimo, di combattere l’immigrazione (ovvio, circa la metà sono stranieri), di sostegno alla natalità e al made in Italy, ecc… Ho sentito discorsi sulle liste di attesa (peggiorate) della sanità pubblica e sul fatto che “tocchi pagarsi molte cose da soli”, dello stipendio che non basti mai e alcuni discorsi (commoventi) sugli ultimi morti sul lavoro. Ho visto un popolo che andava su autobus pieni che ancora è notte, con la divisa di lavoro addosso, o anche solo vestiti da manovale, perché non sempre si ha diritto al tempo-tuta, o per non rovinare i propri. Ho sentito discorsi di chi non sappia “come fare”, ho visto cellulari cadere ripetutamente dalle mani per la stanchezza. Ho visto la dignità di chi vada a guadagnarsi il pane, non certo l’arroganza di chi abbia finalmente guadagnato il potere, nascosta da un falso sorriso.

Forse certi altri politici, sprezzantemente detti radical chic, non sembrano credibili, perché quando parlano sono troppo ripuliti, perché non vengono dal popolo come altri, ma almeno le politiche che vorrebbero portare avanti non sono a favore di coloro che già stanno bene. Forse meglio riporre la propria fiducia in costoro, invece che in certe figure che se dal popolo provengono, che come il popolo parlano, a questo hanno voltato le spalle. Di certo, c’è tanta ipocrisia a chiedere il proprio voto solo scrivendo il proprio nome, o facendo vedere (sui social) che si fanno i compitini, sul proprio quaderno di appunti, o a definirsi “di opposizione” quando si è governato e si campa solo di politica. Perché oltre al nome, a certe espressioni popolari, alla facciata sorridente, è evidente che non ci sia altro.

Mario Guido Faloci

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