Il postino di Neruda

Giugno 1969, Isla Negra

Nella calda e placida isola, un giovane di nome Mario Jimenéz, in seguito alle continue pressioni da parte del padre, riesce a sfuggire al destino di pescatore e viene assunto come postino.

Non si tratta di un postino qualunque, su questo viene avvisato. Il suo ruolo è quello di raggiungere e consegnare la corrispondenza del celebre poeta Pablo Neruda.

Mario è estasiato da questo incarico e ignora la distanza che divide le Poste dalla casa del poeta, sognando di ricevere autografi e di poter conoscere uno degli idoli del Paese.

Quello che si instaura tra i due è un rapporto fatto di scambi, di verità e di impegno.

La poesia li unisce, anche se in modo diverso. A Isla Negra sono quasi tutti analfabeti, compresa la famiglia di Mario, il quale sogna di poter assaporare i dolci versi che il poeta pronuncia con tanta semplicità.

Tra un verso ricevuto e molte lettere consegnate, Mario si innamora perdutamente di Beatriz González, la figlia della barista del paese.

Sembra un amore complicato il loro, ma Mario è pronto a tutto, persino a sfidare Rosa González, la madre di Beatriz. È proprio in questo momento che Mario corre ai ripari dal poeta, cercando aiuto per proteggere quell’amore così desiderato da alcuni e disprezzato da altri.

Comincia così una lunga battaglia tra Neruda e la vedova González, a colpi di rime, metafore e proverbi.

La donna dimostra di conoscere il mondo della poesia, ma di non esserne così attratta. Preferisce la concretezza, ed è proprio quella in cui pecca il giovane postino.

Le stagioni passano a Isla Negra, Mario è cresciuto, come Beatriz e il loro piccolo Pablo, che sembra essere una calamita per ogni tipo di infortunio.

Ormai Neruda si trova a Parigi, come ambasciatore, ma la distanza si fa sentire, così chiede a Mario di registrare per lui i suoni dell’isola, quell’isola così solitaria e primitiva, di cui sente la mancanza.

Ovviamente Mario si dà subito da fare per adempiere all’incarico affidatogli dal poeta, ed è proprio in questi momenti che si ha un assaggio della poesia che inebria la vita di Mario e garantisce quella di Neruda. Il suono del mare, il canto dei gabbiani (annesso di imprecazioni di Mario), le voci dei passanti e il silenzio del vento vengono impressi nel registratore.

Pablo Nerudariesce a tornare in Cile, ma il clima è diverso, si sente parlare di colpo di stato, di militari, di tanti morti.

La storia di Mario, si chiude con una missione che decide di intraprendere con lo spirito dell’uomo che è diventato: un uomo in grado di prendere coraggio di fronte ai fucili puntati dai militari, ma anche di comprendere la dolcezza della poesia.

In questo libro si parla di poesia, di amore, di esseri umani. È un inno alla vita, rispettoso nei confronti della morte.

Quella di Mario è la storia di tantissimi, lontani dalla cultura, che però con la poesia ci nascono; a loro le metafore scorrono nel sangue.

Neanche di fronte alle atrocità della guerra, si arresta il moto innestato dall’amicizia tra un poeta e il suo postino.

Ma si tratta di più di questo, si tratta di insegnamenti, di dialoghi e riflessioni, di rispetto reciproco, di confini che vengono superati, abbattuti.

Se dovessimo trarre un insegnamento da questo libro è proprio quello di vivere la poesia, di assaggiarla e di cercarla continuamente in tutto ciò che facciamo. Mai dare per scontata l’aria che si respira, per niente al mondo vivere per inerzia, trainati dagli eventi.

Viviamo per quello che siamo, fratelli della stessa terra e comportiamoci come tali.

Non si tratta di politica, non si tratta solo di poesia. Tutto nasce dal sentimento umano, che ci consente di apprezzare le presenze altrui.

E allora come direbbe Mario: Viva la vita, viva la poesia! Grazie Maestro!

Luca Baldi

 

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