Il buco nero del genocidio
“Urge che il teatro ritorni a essere qualcosa di vivo, di forte, che turbi i cuori inerti: una doccia al servizio dell’igiene morale”, scriveva Josè Ortega y Gasset nel 1930.
Un teatro che non esitava a definire “ultramondo” “ultravita” dov’è possibile convertire se stessi in irrealtà, per attualizzarlo con scomode verità. Lo spettacolo non deve essere interrotto perché deve mostrare al mondo il genocidio di un popolo per sete di vendetta. Un buco nero che inghiotte, una ad una, ogni possibilità di redenzione della razza umana. Tutto è talmente disumano, che arriva come un colpo al cuore, per risvegliare le coscienze addormentate dalla falsità delle notizie propagate. È in atto un genocidio, in terra di Palestina, che non possiamo più ignorare, si deve uscire dalla indifferenza per porre fine a questo massacro disumano. Davide Sacco, porta in scena al teatro Quirino di Roma, “Titus. Why don’t you stop the show?” con Francesco Montanari e Marianella Bargilli, e un adattamento che coinvolge il pubblico all’interno della sua stessa scenografia. Il testo, sanguinario, atroce e drammatico, reso attuale dai dialoghi e dai gesti delle attrici e attori, che bussano alla porta mentale della indifferenza di ogni spettatore.
Tutti uccidono tutti. Padri, madri, figli e figlie, una catena del dolore senza fine, dove la vendetta, scambiata per giustizia, genera odio su odio e compie orrori. Così a Gaza, ci dice il regista Davide Sacco, che nel saluto finale al pubblico, sventola la bandiera della Palestina insieme alla compagnia. Non una provocazione, ma una scelta consapevole, per essere dalla parte della storia, per dire e ribadire che siamo umani e condanniamo fermamente l’uccisione di migliaia di donne e bambini.
Titus, una delle tragedie più sanguinarie di Shakespeare, rappresenta il mondo disumanizzato odierno, le atrocità della guerra, l’odio e la menzogna, la sete di potere. Un potere nelle mani folli di persone mediocri che comandano il mondo senza un briciolo di umanità. Il potere è pazzo perché è pazzo chi lo detiene. Un circolo vizioso che fagocita intere civiltà, che uccide milioni di persone, trascinandole nel pozzo senza fondo, di un buco nero che si espande fino ad oltre metà platea. Tutti contro tutti senza speranza di salvezza, il genocidio si consuma, tra fratelli, in un bagno di sangue odio e vendetta, che lascia sul palco un grande interrogativo: perché? Per raccontare il dolore al quale dobbiamo mettere un punto, ci dice Davide Sacco con molta chiarezza, sventolando la bandiera della Palestina, dal palco, a fine spettacolo.
Claudio Caldarelli

