Con l’Ice arrestati anche 100 leader cristiani a Minneapolis
Saracinesche abbassate in tutto lo Stato contro l’abuso della forza nei raid anti immigrati. La “Giornata della verità e della libertà”, convocata in Minnesota per dire “basta” ai raid dell’Ice contro gli immigrati, ha portato i cittadini di Minneapolis a sfidare, in strada, il freddo artico con temperature fino a meno 24 gradi. Si è tenuta all’aperto anche la manifestazione organizzata al Terminal 1 dell’aeroporto internazionale della capitale Saint Paul per dare voce all’indignazione contro i voli carichi di irregolari deportati.
Per il pubblico europeo, e italiano in particolare, il ruolo dell’Ice non è immediatamente comprensibile.
Non si tratta di una polizia municipale né di un corpo simile alla polizia di frontiera: l’Ice è un’agenzia federale americana che si occupa di immigrazione, dipendente dal Dipartimento per la Sicurezza Interna, con competenze su tutto il territorio degli Stati Uniti.
Le manifestazioni sono scoppiate in seguito a un’operazione delle autorità federali durante la quale è stata uccisa una donna, Renée Nicole Good, riaprendo un dibattito molto sensibile negli Usa: quello sui poteri della polizia, sull’immigrazione e sul rapporto tra Stato federale e comunità locali.
L’appello a boicottare lavoro, scuola e acquisti è arrivato dopo le tese dimostrazioni sollevate dalla morte di Renée Good, l’americana uccisa il 7 gennaio da un agente dell’Ice durante un raid anti-migranti.
La donna, lo ricordiamo, è stata raggiunta da tre colpi di pistola esplosi da una guardia che l’accusava di bloccare il passaggio. Il caso ha indignato l’opinione pubblica statale ed è diventato nazionale. L’Amministrazione di Donald Trump si è schierata dalla parte dell’agente che, questo è stato il ragionamento del vicepresidente JD Vance, avrebbe aperto il fuoco perché in pericolo. A gettare benzina sul fuoco delle proteste sono stati tanti altri episodi di “abuso” della forza e del potere che ha visto protagonisti gli uomini arruolati per eseguire i blitz contro gli indocumentados, ossia persone che risiedono in un paese straniero senza l’autorizzazione legale necessaria, o rimanendo oltre la scadenza del visto.
L’ultimo, solo in ordine temporale, riguarda il piccolo Liam Conejo Ramos, 5 anni, con il berretto blu da coniglio e lo zainetto di Spiderman sulle spalle mentre viene perquisito e scortato dagli agenti dell’Ice, video e foto diventati subito virali sui social.
Liam, «rapito insieme al padre mentre si trovava sul vialetto di casa». Il bambino era appena rientrato dall’asilo ed è stato avvicinato dagli agenti, che lo hanno anche «usato come esca per bussare alla porta e chiedere di entrare così da poter controllare chi ci fosse in casa».
Secondo quanto affermano maestri e funzionari scolastici, il piccolo sarebbe stato separato dal genitore e portato in un centro di detenzione in Texas. Una prassi che, dietro la retorica della “sicurezza”, assume sempre più chiaramente i contorni di una punizione collettiva. Non si tratta di un episodio isolato. Due settimane fa una bambina di 10 anni ha subito lo stesso trattamento. Mentre andava a scuola con la madre è stata avvicinata dagli agenti dell’Ice e ha chiamato il padre per dirgli che gli agenti la stavano accompagnando a scuola. Quando l’uomo si è recato all’istituto, madre e figlia «erano già state rapite».
L’idea dello sciopero come strumento di protesta è legata al fatto che le tante attività commerciali gestite dagli immigrati sono state duramente colpite dall’attività dell’Ice: per mettersi al sicuro dai raid, molti gestori sono stati costretti a chiudere le proprie attività o a ridurre l’orario di lavoro al minimo indispensabile. All’iniziativa hanno aderito per solidarietà anche esercenti americani, e senza personale di origine immigrata. Adesioni sono arrivate pure da leader religiosi, sindacati e dirigenti d’azienda.
Chiusi, in tutto lo Stato, bar, ristoranti e negozi. Aperte le attività di chi ha invece deciso di mettersi al servizio dei manifestanti offrendo loro caffè gratuito e materiali per preparare i cartelli “Ice out” (Ice fuori).
Nonostante gli ordini di sgomberare, i manifestanti hanno continuato la loro protesta e le forze dell’ordine li hanno arrestati e caricati su bus senza che opponessero resistenza.
L’Ice sembra intanto acquisire ancora più poteri.
Una circolare interna autorizza gli agenti ad entrare nelle case senza un mandato giudiziario. Una mossa che secondo gli esperti legali viola le garanzie sancite dal quarto emendamento della Costituzione. Anche in un’Amministrazione che ha sempre promosso una visione espansiva della propria autorità in materia di applicazione della legge, la direttiva – secondo gli studiosi – si distingue per il modo in cui ignora i divieti di lunga data contro le perquisizioni senza mandato in proprietà private, un concetto giuridico che precede la creazione degli Stati Uniti e che è tra i principi fondamentali del Paese.
Chi di noi si sarebbe aspettato di vedere tutto questo nel 2026? Davvero le persone riescono a rimanere indifferenti, disinteressati, freddi e distaccati osservando certe scene che fanno rabbrividire e riflettere?
Non ci può essere spazio per l’insensibilità e la noncuranza perché tutti noi facciamo parte dello stesso mondo, viviamo sotto lo stesso cielo e tutto ciò che accade è sempre ad un passo da noi.
Ora spettatori e domani protagonisti di tale crudele atrocità.
di Stefania Lastoria

