Kim Novak, l’indimenticabile fascino della donna che visse due volte

Oggi ha 94 anni, vive in una casa sul mare e fa la pittrice. È stata la diva hollywoodiana che ha sedotto intere platee planetarie. Certo, per la sua bellezza, ma più per il fascino della sua persona, tanto naturale, tanto silenzioso, quanto pervasivo. Lo aveva intuito chi vedendola sul set per una fugacissima apparizione, l’ha convinta a percorrere la strada del cinema, senza che lei avesse mai preso una sola lezione di recitazione. Nata nel 1933, Kim Novak a cinquant’anni, con una carriera ancora spalancata davanti, sceglie consapevolmente di ridurre progressivamente le sue interpretazioni e apparizioni sul grande schermo, riservandosi qualche piccolo ruolo in televisione. Nel 1980 si ritira del tutto. Oggi, lucidissima e anche in buona forma fisica, torna per raccontare, spiegare, quali sono state le sue gioie e sofferenze di grande dive hollywoodiana. Lo fa nel film documentario Kim Novak’s Vertigo, di Alexandre O. Philippe, 2025. Si capisce quanto il regista, che appare nel film come interlocutore di Novak, sia riuscito a entrare in un dialogo profondo con lei. Coglie e approfondisce solo i nuclei principali dell’attrice, della persona e del loro indistricabile intreccio, li sintetizza con estrema chiarezza, ed ovvio che anche li scriva, li sceneggi, insieme all’attrice, nel senso che tutto quello che lei dice nel suo film, in tono assolutamente naturale e autentico, è stato accuratamente prima trascritto in un copione. Così che questa è anche una sua estrema prova d’attrice. Anzi, da re-attrice, come spiega, perché è proprio questo che lei rimprovera a Hollywood: non aver compreso e utilizzato a fondo le sue migliori doti interpretative, basate sulla capacità di reagire, non a quanto scritto sui copioni, ma alla situazione umana reale cui essi in maniera approssimativa si riferivano. Reazione intuitiva anche agli attori con i quali recitava. Con James Stewart reagivano vicendevolmente una all’altro in maniera davvero vertiginosa. E questo si è verificato soprattutto nel capolavoro di Alfred Hichcock Vertigo, 1958, uscito in Italia come La donna che visse due volte. Il documentario dedica un ampio capitolo a questo film, che ha segnato l’apice del successo mondiale di Kim Novak, proprio perché si è innescato questo feedback reattivo tra interpreti e regista.

L’implacabile sistema di produzione hollywoodiano, che le sottoponeva continuamente copioni e ruoli estremamente diversi, puntando – più che sulle sue doti interpretative – sulla portata iconica del suo fascino conturbante, non riusciva a intendere come proprio potesse essere esaltato dalle capacità recitative quando si verificava la situazione di innesco reattivo. È tale inesorabile ingranaggio che le fa compiere la scelta finale di ritirarsi del tutto dalle scene. “Se lo ha fatto Greta Garbo ritirarsi da giovane – dice a sé stessa Kim in quegli anni – posso farlo anch’io”. L’attrice svedese era stata sempre il suo punto di riferimento ideale, sia come attrice, sia come persona. La Garbo, a dire il vero, si è ritirata a soli 36 anni, al culmine della sua bellezza, del suo fascino e del suo successo. Tutti aspetti che pure Novak, nonostante i suoi cinquant’anni e più, conservava ancora intatti quando è lei stessa a scrivere sulla pellicola della sua carriera la parola The End.

Riccardo Tavani

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