VIA CRUCIS

Sento una sempre più totalizzante vocazione a tacere. 

Io, di fronte alla realtà della Pasqua, avverto il morso di limiti e ingombranti difetti che dovrebbero, se fossi onesto, costringermi ad almeno 6 anni di ritiro in un monastero a pane e acqua. 

Adesso, senza esagerare, il Mistero è sconfinato e io mi sento del tutto privo di qualsiasi legittimità nel parlare. 

Eppure vi scrivo, per condividere questi pensieri, per senso di fratellanza e condivisone. 

Fossi in voi tuttavia non mi fiderei troppo di me. 

Scherzo, comunque il fatto abissale qui è l’amore di Gesù per noi nel concreto della Storia e della nostra storia personale. 

Il Vangelo di Giovanni che è stato letto ieri è sconcertante: 

«Prima della festa di Pasqua, Gesù, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine. […]

Capite quello che ho fatto per voi? 

Voi mi chiamate il Maestro e il Signore, e dite bene, perché lo sono. 

Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi». 

Gesù di Nazareth, concretamente, nel reale della storia, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amo sino alla fine e, di fatto, soltanto questo amore rende possibile vivere ed essere felici su questa terra. 

Senza questo amore cosa ne sarebbe di noi? Cosa ci resterebbe? 

Se questo amore non ci fosse e non fosse una presenza reale del Risorto vivo tra noi, avrebbero ragione tutti gli ego, anche il mio,  che ci rendono la vita una prigione e un inferno soltanto perché in ogni cosa ci tolgono la vita e fanno la guerra solo per un disperato bisogno di essere visti e amati. 

Noi abbiamo come umani un originario vuoto dentro che è un disperato bisogno di essere visti, riconosciuti, amati, e senza l’amore dell’Uomo Dio Risorto non ci sarebbe alcuna forza, energia, presenza o persona che sarebbe capace di amarci come il nostro folle bisogno richiede: di un amore infinito, perpetuo, completo, immortale. 

Il mio maestro P. Angelo Benolli intuiva, con grande profondità, che ogni vizio, ogni ferita relazionale, ogni sintomo inconscio, ogni depressione, ogni angoscia, ha al suo nucleo una primaria cicatrice ancora aperta di mancanza di amore, e può guarire solo con un’adeguata riparazione d’amore. 

Per questo P. Angelo, radicato nella millenaria tradizione della Chiesa e dei Padri, parlava di Gesù Cristo come “unico vero terapeuta di ogni persona”, unica Forza, divino-umana, capace di rispondere al nostro più intimo bisogno di amore, capace di sanare le ferite trasfigurandole proprio con quello stesso amore che nella Pasqua si esprime, con quello stesso amore con cui “ci amò fino alla fine”, che oggi, proprio oggi e da duemila anni, è realmente presente in Lui che è vivo, è Risorto ed è presente dentro di noi ed in mezzo a noi. 

Se Gesù non fosse Risorto con la carne e nella storia, se non fosse oggi una Persona viva e reale, presente dentro di noi e tra noi, avrebbero ragione tutti gli impulsi inconsci dell’ego che mendicano amore come disperati naufraghi circondati soltanto da un oceano di imbevibile acqua di mare. 

Avrebbe ragione l’ego a farci scavare fino a spaccarci le mani nell’altro, nella moglie, nei figli, negli amanti, nella droga, nelle dipendenze, nelle dinamiche psichiche, nelle sette, nelle preghiere, nelle devozioni, negli studi, nel sesso, nella missione, in ogni dove, in cerca di qualche briciola di amore. 

Avrebbe ragione Nietzsche a dire che non ci sono né bene né male, ma solo la disperata corsa ad affermare la propria volontà di potenza di povere creature dannate a vivere l’Inferno che è la Terra. 

Avrebbero ragione i più cinici, i più disillusi, i più scettici, avrebbero ragione Sofocle e Céline: la verità della vita sarebbe la morte e sarebbe meglio non essere nati, perché, concretamente, saremmo esseri maledetti da un bisogno di infinito, di eternità, di amore che concretamente non sarebbe possibile risolvere, sanare e soddisfare, e ci tocherebbe sperare nel bacio della morte e nel gelo del silenzio eterno che regnerà quando l’universo si sarà trasformato nella tomba che ci inghiottirà garantendoci perlomeno la pace della morte perpetua. 

Non basta che Gesù sia stato solo un uomo, un grande maestro del passato, un “maestro dei maestri”: non basterebbe: se non è Risorto e se non è vivo ora, se non ci offrisse la partecipazione reale e concreta alla Sua Vita, niente avrebbe senso quaggiù per noi. 

Senza Cristo cosa resterebbe? 

Senza Cristo avrebbero ragione i meravigliosi spirituali che vedono il mondo come Illusione e cercano di fuggirne continuamente: questa sarebbe l’unica cosa da fare.

Senza Gesù la Terra non sarebbe che un Inferno da fuggire e ci sarebbe da sperare nella non esistenza di Dio, perché un Dio che avesse creato Tutto senza Cristo sarebbe niente altro che un Serial Killer senza pietà. 

Questo, parlo con bruciante vergogna e necessità di umiltà e basso profilo, ho compreso. 

Giacomo Fagiolini 

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