“Terra, casa e lavoro per gli esclusi” dice Papa Leone XIV

L’esclusione sociale è il nuovo volto dell’ingiustizia. Non si tratta di una semplice formula teorica, ma della presa d’atto di una frattura profonda che attraversa il nostro tempo e che richiede risposte radicali, immediate e coraggiose.

Nel suo appassionato discorso rivolto ai partecipanti al Giubileo dei movimenti popolari, Papa Leone XIV ha pronunciato parole che risuonano con la forza profetica dei grandi pronunciamenti sociali della Chiesa, riprendendo con determinazione la via tracciata da Papa Francesco e ricollegandosi idealmente all’insegnamento storico della Rerum Novarum di Leone XIII.

Al centro della riflessione del Pontefice c’è un’analisi lucida delle contraddizioni della contemporaneità. Le questioni veramente urgenti per l’umanità non coincidono affatto con la rincorsa affannosa al mito del progresso tecnologico fine a se stesso. Le cose davvero nuove, ha scandito Papa Prevost con un linguaggio schietto e privo di diplomazie, non sono i veicoli a guida autonoma, i beni di lusso, gli abiti all’ultima moda, i telefoni di altissima gamma o il miraggio delle criptovalute. La vera novità del nostro secolo risiede nella consapevolezza dolorosa che lo scarto e l’emarginazione sistemica di milioni di persone rappresentano la più grave forma di ingiustizia del XXI secolo.

Da qui la necessità inderogabile di rimettere la povertà e il riscatto degli ultimi al centro di ogni riflessione, di ogni agire politico, sociale e spirituale. Il Papa ha posato il suo sguardo sulle periferie del mondo, intese non soltanto come contesti geografici degradati o abbandonati, ma come veri e propri luoghi dell’anima e dell’esistenza che attendono di essere restituiti al vivere dignitoso, alla solidarietà e alla pienezza dei diritti fondamentali. È proprio nelle periferie geografiche ed esistenziali che l’emarginazione colpisce più duro, penalizzando le categorie da sempre più vulnerabili: le donne, i bambini, gli anziani.

Forte e incontestabile si è levato il richiamo alle tre parole d’ordine tradizionalmente legate alle battaglie degli attivisti territoriali, che il Pontefice ha voluto definire con affetto poeti sociali: terra, casa e lavoro. Si tratta di tre istanze irrinunciabili che campeggiavano sullo striscione posto alla testa del lungo corteo giunto in Vaticano. Per Papa Leone XIV chiedere terra, casa e lavoro per chi ne è privo non costituisce un mero slogan propagandistico, bensì un insieme di diritti sacri per i quali vale la pena battersi e lottare senza riserves. Con un’espressione diretta, calorosa e partecipata, il Successore di Pietro ha voluto schierarsi al fianco delle loro rivendicazioni: “Voglio che mi sentiate dire: Ci sto! Sono con voi!”.

Questo richiamo accorato alle tre parole chiave dell’impegno comunitario merita di diventare un capitolo centrale e permanente nel pensiero sociale cristiano applicato alle sfide del mondo odierno. Non si tratta di cedere a suggestioni ideologiche di parte o di fare politica faziosa. Al contrario, il Papa ha chiarito con fermezza che quando si organizzano cooperative e gruppi di lavoro per dare cibo agli affamati, quando si offre un riparo sicuro ai senzatetto o si stende la mano per soccorrere i naufraghi nel mare, non si sta facendo ideologia. Si sta semplicemente vivendo e testimoniando, fino in fondo, la carne viva del Vangelo.

Soccorrere, accogliere e includere rappresentano l’essenza stessa del messaggio evangelico, una bussola etica imprescindibile da applicare concretamente nei quartieri per rimuovere le cause della miseria. Il recupero di una dimensione sociale del credere impone alla comunità ecclesiale di affiancare le persone sul campo, sostenere la formazione di reti di solidarietà dal basso e trasformare il grido inascoltato degli esclusi in progetti reali di rinascita collettiva. La sfida solenne lanciata da Leone XIV invita le istituzioni e i cittadini a superare l’indifferenza, riconoscendo che non potrà mai esserci vera pace né autentico sviluppo finché ai dimenticati delle nostre città non verranno restituiti il pane della dignità, il calore di una casa e la speranza concreta di un futuro operoso.

di Claudio Caldarelli

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