Il surrealismo esistenziale dell’assurdo
La realtà distopica che non appare per quello che è. Il metateatro dell’assurdo esistenziale. “Essere o non essere” cioè sopportare le sofferenze della vita o porvi rimedio con la morte. L’eterno dilemma tra azione e inazione catapultato dentro il dubbio paralizzante. Rosencratz e Guildenstern che affrontano una esistenza assurda e senza senso, scaraventati sul palcoscenico del teatro Ambra Jovinelli di Roma, con la commedia di Tom Stoppard, per la regia di Alberto Rizzi e Francesco Pannofino, Francesco Aquaroli, Paolo Sassanelli, Andrea Pannofino e Chiara Mascalzoni. La scenografia di Luigi Ferrigno, un ingranaggio ad incastri, un capolavoro che riesce a contenere tutto ciò che accade e non accade sul palco mentre il dubbio divora l’esistenza priva di senso dei protagonisti. Tutto accade perché non deve accadere, ciò che si vede al nostro occhio non è la realtà che si vive. Il gioco delle parti rovesciato sul piano del rovescio distorce ogni percezione logica facendo entrare lo spettatore nel surrealismo illogico della quotidianità.
Rosencrantz e Guildenstern entrano ed escono da una tragedia di cui ignorano la devastante tragicità e si pongono al suo interno con l’ironia e la giocosità del testa o croce. Uno sminuendo quotidiano talmente illogico da preservare con tutta l’ironia possibile, il grande tema filosofico della morte senza capirne appieno il significato. La farsa della vita dentro il gioco delle parole dove tutto si annulla e perde di significato. Un gioco più grande di loro che non esistevano prima che cominciasse l’opera, ma nascono letteralmente con essa, confusi anche sui rispettivi nomi. Loro, le vittime della storia, del caso, della necessità, antieroi, servi del potere che scontano colpe altrui. Perfetti interpreti della condizione umana, esseri che non sanno chi siano e dove stanno andando e disperatamente cercano le ragioni e il senso del loro esistere. In questa ricerca diventano lo sguardo dello spettatore, proiettato dentro la scatola scenografica dove tutto ciò che accade non accade e ciò che non accade accade. Invertendo il riflesso dello specchio dentro un altro specchio, lasciando il pubblico smarrito e privo di identità, ma con molti più dubbi di quando si è seduto nelle poltrone rosse della platea.
di Claudio Caldarelli

